“Sign O’ The Times” di Prince al cinema per il 30° anniversario

“Tutta l’energia di un terremoto divino” _Rolling Stone

A trent’anni di distanza dalla sua prima uscita al cinema e a un anno dalla prematura scomparsa di Prince, arriva nelle sale di tutto il mondo distribuito da Nexo Digital in versione restaurata digitalmente “Sign o’ the times”, il film diretto dallo stesso Prince. L’occasione unica per celebrare il talento di Prince e per offrire per la prima volta al pubblico sparso in tutto il pianeta la possibilità di riunirsi negli stessi giorni, solo il 21 e 22 novembre, per ricordarlo e godere ancora una volta della sua musica e della sua straordinaria arte.

 

Sorgente: nexodigital.it

Sign O’ The Times, due versioni per un video che ha lasciato il segno

Sign O’ The Times, come il colore viola, è sinonimo di Prince. A renderla celebre sono bastati una drum machine, una chitarra blues e la sua voce priva di falsetto, usata per descrivere il malessere di una società che viveva, e continua a farlo, in bilico tra delinquenza, droghe e malattie. Quello che però l’ha resa risolutivamente immortale è stato senza dubbio il suo originale ed inconfondibile video promozionale.

Nel 1987, anno di pubblicazione dell’omonimo album, Bill Konersman, un giovane graphic designer alle prime armi nel campo del visual effects, anch’essa nuova ed acerba forma di linguaggio artistico, realizza per Prince quello che solo alcuni anni dopo, verrà considerato un video all’avanguardia, uno dei primissimi “lyric videos”.

La scelta innovativa di Bill Konersman è stata abbandonare quelle che ai tempi erano le irrinunciabile scene coreografiche di che cantava, per dare spazio esclusivamente alle liriche del brano. Per Sign O’ The Times aveva scelto una combinazione di colori, figure geometriche, flash e simboli che si armonizzano con la musica e le parole della canzone che scorrono come i titoli d’apertura di un telegiornale, scritte con l’allora unico font disponibile, il Times Roman. Un raffinato ritorno alle origini della musica illustrata, qui però perfezionata rispetto ad alcuni esempi che l’hanno preceduto, come quello di Bob Dylan per Subterranean Homesick Blues o di Moonlight in Glory di Brian Eno e David Byrne.

Non abbiamo la data esatta di quando il venticinquesimo video di Prince venne realizzato. La leggenda racconta di una lunga notte, davanti al monitor di uno dei primi computer e software progettati per elaborare motion graphics. Prince non aveva tempo di cercare un vero regista e chiese a Konersman, parente di quello che era il fotografo che seguiva Prince in quegli anni, di creare qualcosa di originale. Il desiderio di Prince fu esaudito.

Due le versioni realizzate, leggermente differenti tra di loro, entrambe della durata di 3.44 minuti. Questo video li mette a confronto (quello di sinistra è quello ufficiale).

 

 

Bob George, il manager di Prince

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Senza ombra di dubbio il Black Album è il più misterioso, bizzarro ed enigmatico album che Prince abbia mai prodotto. Prima la volontà assoluta di volerlo pubblicare entro la fine del 1987, lo stesso anno di Sign O’ The Times, senza nessuna promozione, senza nessun nome o titolo sulla copertina e poi l’improvvisa decisione di bloccare la distribuzione a pochi giorni dalla data perchè il disco, a seguito di alcuni episodi personale, era diventato per Prince troppo volgare e negativo. Da qui la scelta di tenerlo in cassaforte sino al 1994, anno in cui Prince, non ancora del tutto convinto, accetta di ufficializzarlo a seguito delle continue pressioni da parte della Warner Bros. e, stando ad alcune indiscrezioni, l’incentivo finanziario di circa 1.000.000 di dollari.

Otto le tracce in quell’album. Tra queste anche una delle più stravaganti ed insolite canzoni che Prince abbia mai scritto. Parliamo di Bob George brano che sin dal primo ascolto sembra più un monologo con sfumature hiphop che una classica canzone cantata. Parliamo di un rap alla Prince, quindi fuori dal comune, caratteristica che viene proposta anche in Dead on It, un altro brano presente nello stesso disco, dove l’artista sembra voler ridicolizzare il fenomeno del gagstar rap che alla fine degli anni ‘80 prese il sopravvento, influenzando la musica black.

Bob George fu registrata nel dicembre del 1986 al Sunset Sound di Hollywood con l’intenzione di aggiungerla alla colonna sonora che avrebbe accompagnato il party di compleanno che Prince stava organizzando per Sheila E. (12 dicembre 1986). Solo successivamente si è venuti a sapere da Susan Rogers, l’ingegnere del suono che collaborava con Prince in quegli anni, che la canzone fu incisa per “compensare” le liriche spirituali di un alto brano che Prince registrò lo stesso giorno, un gospel dal titolo Walkin’ In Glory. Un anno dopo Bob George fu scelta per il Black Album. Nella canzone Prince, oltre ad avere una voce irriconoscibile perché rallentata e camuffata per renderla metallica, assume l’identità di un innamorato che sospetta il tradimento della sua ragazza con un uomo di nome Bob. Tra insulti, volgarità e frasi violente, le chiede cosa faccia il tizio per vivere. Viene a sapere che Bob è il manager di Prince, descritto come “quel bastardo magrolino con la vocina stridula“. L’uomo geloso uccide la ragazza e finisce per essere assediato dalla polizia.  Il nome è creato dalla combinazione di Bob Cavallo ex manager di Prince e Nelson George giornalista e scrittore che ha sempre avuto osservazioni negative per la carriera artistica del cantante.

La canzone fu realizzata con l’ausilio del Fairlight CMI , primo e storico sintetizzatore e campionatore digitale degli anni ‘80. Giusto per capirci lo stesso utilizzato da Herbie Hancock per la celebre Rockit. Tutti gli effetti, compresa la raffica di spari, sono stati creati con questa strumentazione.  Anche se sino al quel momento Bob George era a tutti gli effetti un inedito, Prince la cantò durante ogni concerto del suo Lovesexy Tour del 1988, come penultima canzone prima di essere redento suonando la conclusiva Anna Stesia.  Indimenticabile la versione ascoltata in occasione del concerto di Dortmund trasmesso in eurovisione il 9 settembre del 1988.

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Fonte:
princevault.com
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Buy and download Prince music:
itunes.apple.com
listen.tidal.com

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Bob George – Prince (1987)

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Bob George – Prince Live Lovesexy Tour Rehearsals at Paisley Park 1998

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Superfunkycalifragisexy / Bob George – Prince Live Lovesexy Tour 1988 (9 settembre 1988, Dortmund, Germany)

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Forever In My Life, due interpretazioni per un piccolo capolavoro

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Che Sign ‘O’ The Times sia uno dei migliori, se non il miglior disco di Prince, per noi è scontato. Se pensiamo che questo doppio album è stato realizzato eliminando e selezionando canzoni da tre ipotetici progetti precedenti, ci fa rabbrividire. Sign ‘O’ The Times non è stato il suo più grande successo commerciale, ma rappresenta uno dei più alti punti qualitativi raggiunti da Prince, soprattutto nel primo decennio della sua carriera. Al suo interno canzoni indimenticabili, capolavori pop, opere coraggiose e brani dalla doppia angolazione, con letture interpretative differente. Quello che intendiamo dire con letture differenti è forse più chiaro con l’esempio di Forever In My Life, la canzone che chiude il primo dei due dischi. La prima, quella più conosciuta, è logicamente quella che si ascolta nell’album, il risultato della registrazione fatta negli home-studio della casa dove abitava Prince nell’agosto del 1986. L’unica versione conosciuta, sembra non esisterne altre, è arriva per puro caso. Susan Rogers, l’ingegnere del suono che collaborava con l’artista in quegli anni, racconta che per una strana casualità la registrazione presentava la voce di Prince anticipata dai cori di sottofondo, quando tradizionalmente è l’esatto contrario. A Prince lo strano effetto piacque subito e lo mantenne nell’arrangiamento finale. Per quasi tutta la durata del brano voce e cori sono accompagnati da suoni scanditi, ritmati, ripetitivi, un continuo loop che lascia spazio al testo della canzone più che al ritmo. Solo nei secondi conclusivi si fa strada una chitarra classica che però viene sfumata immediatamente.

La chitarra è l’anello di congiunzione con la seconda lettura di questo brano, la versione live. Per la precisione quella proposta nel film concerto di Sign O’ The Times (1987). Una lunga introduzione accompagnata dal battito di mani del pubblico reso ancora più scenografico dall’intermittenza di luci e accendini. A quei tempi non venivano sequestrati all’ingresso dei palazzati.  All’improvviso un accordo di chitarra che da il via ad un’interpretazione magica ed intensa. Prince impugna lo strumento ed inizia a suonare. Alle sue spalle un po’ per volta, arrivano tutti i musicisti e i ballerini che lo accompagnavano in quel fantastico tour: Sheila E., Levi Seacer Jr., Miko Weaver, Dr. Fink, Boni Boyer, Eric Leeds, Atlanta Bliss, Cat, Wally Safford e Greg Brooks. C’è chi canta, chi balla, chi recita e chi suona percussioni sulla base sincopata della canzone. Prince invita Boni Boyer per un assolo vocale e da quel momento l’interpretazione si fa più gospel e l’anima soul prende il sopravento. Il falsetto si fa sempre più acuto, ma nello stesso tempo più intimo ed al culmine di tutto ciò l’asta che sorregge il microfono scivola dalle mani di Prince cadendo. Lui si allontana piangendo (a noi piace pensare che sia cosi). Il rientro in scena è riabilitativo e riporta l’emotività al punto di partenza. Una montagna russa di emozioni.

Due modi di interpretare la stessa canzone. Due modi di ascoltare la stessa canzone. Un solo artista. Un genio.

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Prima di un concerto. Rehearsals firmate Prince e D’Angelo

Desiderosi di sapere cosa succede durante un soundcheck? Per i curiosi e per chi non ha tempo nella ricerca di bootleg, eccovi due registrazioni che vi faranno scoprire il dietro le quinte di un concerto o di un tour. Due esempi di tutto rispettoo, perché parliamo di D’Angelo e del suo maestro Prince.

Per il primo si tratta delle prove precedenti alla sua esibizione al Essence Festival del 1998. Con lui Questlove, Anthony Hamilton, Pino Palladino che erano alcuni dei musicisti che a fine millennio formavano con D’Angelo i The Soultronics, gruppo che accompagnava il musicista durante le sue esibizioni e i concerti del The Voodoo Tour. A parte una cover di James Brown  tutte le canzoni proposte sono quelle del suo primo album Brown Sugar (1995). Unica particolarità, Send It On che sarà uno dei brani di Voodoo il disco che pubblicherà nel 2000.

Con Prince invece si fa un salto nel 1987 e alla prove per il suo Sign O The Times Tour (maggio – giugno 1987). Nessuna data precisa, ma tutto ci porta a pensare che non si tratta di un semplice soundcheck, ma piuttosto delle prove che Prince organizzò nel febbraio di quell’anno a Paisley Park in compagni dei musicisti che lo avrebbero accompagnato nei suoi 34 concerti europee. La sequenza dei brani proposta rappresenta la struttura principale degli show del tour, composta fondamentalmente dalle canzoni dell’album che Prince pubblico nel marzo del 1987, Sign O The Times.

Non considerate queste registrazioni come delle semplici “prove” perché a tutti gli effetti queste sono delle vere e proprie esibizioni, senza pubblico, senza urla isteriche o applausi. Queste vi permetteranno di apprezzare ancora di più la professionalità e la bravura del maestro e dell’allievo.

Qui sotto è disponibile l’audio delle registrazioni. Qui il link per il download bandcamp.com

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Prince sarà protagonista a Baltimora con un concerto benefico

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Settimana scorsa l’annuncio di un nuovo brano dal titolo Baltimore, dedicato alla città statunitense e ai suoi cittadini. Oggi la conferma di un concerto alla Royal Farms Arena, per domenica 10 maggio, festa della mamma. È così che Prince vuole sostenere la comunità afro-americana di Baltimora che suo malgrado è balzata all’onore delle cronache dopo la morte di Freddie Gray, avvenuta dopo il suo arresto. Sei degli ufficiali che effettuarono la sua cattura ora dovranno difendersi dalle accuse di sequestro di persona e omicidio. Questo avvenimento e le violenti proteste della comunità di colore sembrano aver impensierito Prince tanto da portarlo in prima linea a sostegno della loro causa.
L’evento si chiamerà “RALLY 4 PEACE” e dovrebbe vedere la  partecipazione di più artisti e cantanti. I biglietti sono in prevendita a partire da oggi attraverso LiveNation.com (ad ora non è ancora iniziata). Il pubblico è invitato ad indossare qualcosa di grigio in omaggio alle vittime della violenza in tutto il mondo. Questo show fa seguito a quello privato che Prince ha organizzato lo scorso weekend presso gli studi della sua Paisley Park, nominato “DANCE RALLY 4 PEACE”.
Anche se lo conosciamo principalmente per i suoi testi sessualmente espliciti e le musiche dance funky, Prince in più occasioni ha dimostrato di sapere scrivere liriche con tematiche puramente sociale. Con Ronnie, Talk to Russia (1981) aveva espresso le ansie per la corsa agli armamenti nucleari mentre in Cinnamon Girl (2004) troviamo la paura nei confronti delle razze islamiche dopo l’attentato dell’11 settembre. S.S.T. (2005) fu scritta per contribuire alla raccolta fondi a favore di New Orleans distrutta dall’uragano Katrina. L’esempio più riuscito è stato anche uno dei suoi più importanti successi mondiali. Parliamo di Sign O The Times (1987) con la quale ha affrontato argomenti come AIDS, droghe, armi e stragi.  Non dimentichiamo poi la dichiarazione fatta in occasione dei recenti Grammys, quando prima di consegnare il premio per Album of the Year ha pronunciato quello che è diventato un slogan “Albums still matter. Albums, like books and black lives, still matter.” Parte del ricavato del concerto andrà in beneficenza. Per la canzone Baltimore non ci sono ancora date ufficiali di pubblicazione.

Link e fonti
royalfarmsarena.com
rollingstone.com
consequenceofsound.net
stereogum.com
washington.cbslocal.com

 

 

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