Prince ai Grammy Awards 2015. “Gli album hanno ancora la loro importanza”

Ieri sera allo Staples Center di Los Angeles si è svolta la cerimonia di consegna dei Grammy Awards, evento organizzato come ogni anno dalla Recording Academy, l’associazione che raggruppa artisti, produttori e delegati dell’industria musicale statunitense, per premiare cantanti e musicisti che si sono particolarmente contraddistinti, artisticamente parlando, durante l’anno appena concluso.
Protagonisti della serata sono stati Sam Smith, Beck e Beyoncé tra i premiati, Madonna, AC/DC, Rihanna con Kanye West e Paul McCartney, Lady Gaga e Tony Bennett tra quelli che si sono esibiti dal vivo.  A consegnare il grammofono d’oro a Beck, autore dell’album dell’anno con il suo “Morning Phase”, c’era Prince che si è presentato al pubblico con uno sgargiante vestito color arancione e l’inseparabile bastone da passeggio. La sua partecipazione e il suo abbigliamento sono stati inevitabilmente presi di mira da sarcastici commenti pubblicati sui principali social media. Sotto nei link trovate alcuni esempi.  In settimana voci insistenti lo davano come uno degli artisti chiamati ad esibirsi durante la cerimonia. Purtroppo non è stato così. Delusione per quelli che si aspettavano di più, anche perché si sono letti articoli che annunciavano preparativi per qualcosa di grandioso. Dobbiamo comunque ammettere che pur avendo avuto un ruolo marginale, la sua presenza sul palco è stata, come era già accaduto in occasione dei Golden Globe, particolarmente apprezzata. La dimostrazione è stata data dal lungo applauso che l’ha accolto e dal consenso ricevuto alla sua dichiarazione, da tutti elogiata come la più breve, ma la più significante della cerimonia: “Albums, like books and black lives, they still matter.” (#BlackLivesMatter). Come potergli dare torto.  Durante la consegna, l’onnipresente Kanye West è improvvisamente salito sul palco, ma è subito disceso, forse per parodiare quello che lui stesso fece durante la premiazione dei Video Music Awards del 2009, quando corse sul palco per rubare dalle mani di Taylor Swift il premio che secondo lui doveva essere consegnato a Beyoncé (link). Probabilmente come all’ora non era d’accordo con l’assegnazione del premio, ma questa volta si è trattenuto.

Sotto una carrellata di immagini rigorosamente “rubate” dai principali siti o pagine Facebook dedicate al nostro (grazie a tutti per la condivisione).

 

Link:
rollingstone.com
independent.co.uk
mashable.com
washingtonpost.com
startribune.com
theguardian.com
billboard.com
panorama.it
soundsblog.it
mic.com
bustle.com

 

 

 

 

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“Love in the Future” di John Legend

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John Legend, il professore dell’R&B, è ritornato con un nuovo disco. Abbiamo dovuto attendere cinque anni per passare da Evolver (2008) a Love in the Future, un album atteso da tempo e preceduto, nel corso di quest’anno, già da tre singoli.

Il giovane artista, che appare sempre più maturo della sua età forse per quel suo aspetto da gentleman, non ha bisogno di tante presentazioni ed anche per quelli che non hanno dimestichezza con la musica soul il nome John Legend è ben noto. Sono pochi i cantanti che come lui hanno trovato la formula perfetta per proporre ad un pubblico di massa un tipo di musica soul molto commerciale, ma nello stesso tempo raffinata e distinta, riuscendo a fonderla, in più di un’occasione, con il rap e con il pop.

La sua voce intensa e penetrante è identificabile tra le tante che oggi il panorama musicale propone, mentre la sua ampiezza gli permette di toccare le note più alte senza incertezze o mancanze. Quando poi tutto questo è accompagnato dalle note di un pianoforte che lui suona divinamente, è facile esprimersi e realizzare quello che più si desidera e cioè comporre canzoni che parlano d’amore e di passione, con tutte le loro sfaccettature, lucidate ed esposte come pietre preziose. Sì perché messo da parte il concept-social-album Wake Up! (2010) registrato con i The Roots, ispirati dalla ventata di freschezza politica provocata dall’arrivo di Obama, John Legend ritorna a comporre per ammaliare e affascinare.

Ascoltando l’album si percepisce un senso di positività e felicità. Un abbraccio alla vita e all’amore che sta per cominciare, a breve si sposerà, e che ci si augura possa continuare nel futuro.  Nel suo insieme il disco è più ponderato e riflessivo rispetto ai precedenti, diminuendo così l’impatto nelle attese dei fans. Infatti, i singoli già pubblicati non hanno ottenuto i risultati che probabilmente Legend si aspettava. Ma a questo sembra essere abituato. Se da una parte il suo valore artistico è riconosciuto senza distinzioni, dall’altra parte è anche vero che le sue canzoni non sono mai state delle vere e proprie hit. Una cosa che a nostro parere si ripeterà anche per questo disco.

Il primo singolo rilasciato è stato Who Do We Think We Are, canzone morbida che sembra giungere da un passato recente proprio come il sample utilizzato e rubato al brano Mr. Big Stuff (1971) di Jean Knight’s, dove troviamo anche il rap di Rick Ross che di certo non stona e non appesantisce come la sua stazza, ma che sinceramente se ne poteva fare anche a meno. Il pezzo non acquista nessun valore aggiunto. Made To Love è un mid-tempo cadenzato e deciso, dove gli iniziali suoni tribali sono poi accompagnati dalla magnetica voce di Kimbra, sì la stessa che ha duettato con Gotye nel singolo Somebody That I Used to Know (2011). A questi due si è aggiunto il terzo singolo che è quello che noi preferiamo. All of Me è una solitaria ballata dove le vibrazioni canore e le note del piano, che John Legend suona come una sorta di preghiera, arrivano ad emozionarci a tal punto da costringerci a cambiar traccia per non farci brillare gli occhi dalla commozione.

La maggior parte delle canzoni, pur essendo prodotte da Kanye West, non fuoriescono dai canoni tradizionali che fino ad ora hanno etichettato John Legend. Le sperimentazioni sonore ascoltate in Yeezus, l’album che West ha pubblicato a giugno, qui non si sentono, tranne forse in Asylum dove si può apprezzare lo strano abbinamento tra un rullante di tamburi e un singolare strofinio meccanico, che regala quel giusto tocco di tetro all’intero brano. Interessante anche Wanna Be Loved realizzata in collaborazione con Ali Shaheed Muhammad, membro degli A Tribe Called Quest come lo è Q-Tip, che in questo disco produce in solitario Tomorrow dove sembra aver ripreso, ma rallentato, lo stesso sample usato da Dr. Dre per la sua Still D.R.E. (1999).

In tutte le canzoni proposte, Mr. Legend riesce a sfoderare il suo talento sia come musicista e sia come songwriter. Se da una parte continua a sedurre con interpretazioni distese e delicate come quelle di Hold On Longer e Dreams, dove nuovamente si ripresenta accarezzando il bianconero dei tasti del suo pianoforte, subito dopo riesce a rianimare l’ascoltatore con le ritmiche ruffiane che potrebbero piacere a chiunque come quelle presenti in Save The Night e Caught Up oppure in Open Your Eyes dove però la chitarra finale non suona come nella versione originale di Bobby Caldwell.

Degna di nota anche l’eccellente collaborazione fatta con Seal per la sublime We Loved It, canzone che però è possibile ascoltare solo se si acquista la versione deluxe dell’album.

Questo è Love in the Future, un buon disco di soul moderno, che non ha bisogno di pompose anticipazioni e presentazioni mediatiche. Primo perché non è nello stile di John Legend ostentare il culto della celebrità o virtuosismi fini a se stesso, e secondo perché a tutti gli effetti l’album si presenta da solo e si apprezza facilmente in tutta la sua bellezza. Tuttavia, c’è qualcosa che non ci convince pienamente. La voce elegante c’è, la musica anche, come pure le produzioni. Quello che purtroppo non sentiamo e che effettivamente mancava anche nel precedente lavoro è qualcosa che potremmo chiamare diversità creativa. Sembra fatto tutto con lo stampino, uno stampo pressoché perfetto, ma pur sempre ripetitivo.

Tutto sembra rigorosamente omologato. Anche l’intro e gli interlude sono così completi da lasciarci sorpresi. Questo può andare bene per il primo, il secondo album, ma ad un certo punto ci si deve nobilitare, elevare al rango di vera star, soprattutto se hai delle doti da fuoriclasse come le sue. Noi siamo convinti che abbandonare la perfezione assoluta per lasciare spazio ad un po’ più di coraggio potrebbe trasformare in forma unica quel lavoro che poi risulterà essere più raro e più prezioso. È un po’ come quando si andava a scuola e ci sentivamo rimproverare: è bravo, ma potrebbe fare di più. Questa volta però, siamo noi a dare questo consiglio al professore.

La recensione la trovate anche su musicpost.it

Kanye West e il suo nuovo album “Yeezus”

Yeezus” – Kanye West (2013)

“Le regole le detto io”

Ascoltando “Yeezus”, il nuovo album di Kanye West, la prima cosa che ti domandi è: ma questo c’è o ci fa? La più sincera risposta è che Kanye West c’è ed è onnipresente a tal punto da imporre legge nel mondo della musica. Se ad inizio carriera lo si poteva inquadrare come un cantante “hip-hop”, adesso classificarlo diventa difficile. Non esiste un termine univoco per descrivere quello che suona. Occorrerebbe inventarne uno che rappresenti una naturale combinazione dei generi, dal rap all’elettronica, dalla techno al rock.
Per alcuni artisti, e Kanye West è uno di questi, raggiungere alti livelli di notorietà e rispetto significa poter realizzare quello che si vuole senza limiti o condizionamenti imposti. Questa indipendenza però non sempre si concretizza nella realizzazione di un capolavoro. A volte, il fatto di essere cosi “avanti” ti ricompensa con un buon piazzamento sul podio, ma non con il gradino più alto, specialmente se l’album viene confrontato con quelli realizzati precedentemente. Pensando a The College Dropout (2004) oppure a Late Registration (2005), i suoi primi album, ritrovo sì la stessa voglia di innovazione musicale, la stessa voglia di osare, ma con la differenza che in quei dischi tutto era costruito su base nazional popolare, alla portata di chiunque. Yeezus non ha queste caratteristiche: è un ottimo lavoro, ma va preso come una cosa a sé stante proprio per la sua diversità.
Potente, aggressivo, esplosivo sin dalle prime note, Yeezus vede collaborazioni importanti come quelle di Lupe Fiasco, Daft Punk, No I.D., e di giovani dj come Hudson Mohawke e Gesaffelstein che arrivano dall’ambiente techno. Troviamo poi quelle con Justin Vernon, Kid Cudi e Frank Ocean, la cui voce si può sentire sul finire della sorprendente New Slaves, uno dei brani più rappresentativi del disco. La realizzazione di un progetto così ambizioso non deve essere stata cosa semplice. Forse è per questo motivo che Kanye West ha chiesto consiglio ad un altro genio della musica, Rick Rubin. Che è stato interpellato, a lavori in corso, per dare una struttura definitiva all’album. Il risultato ottenuto conta dieci canzoni racchiuse in poco più di 40 minuti. Sembra volutamente fatto per essere suddiviso su un lato A ed un lato B di un vinile. Suoni gradevolmente assordanti e quasi allucinogeni sono presenti nella maggior parte delle canzoni, spesso spezzati da cori, urla, ansimi o addirittura da voci di bambini come avviene nell’iniziale On Sight. Ma c’è dell’altro. In Black Skinhead e New Slaves i suoni sono più rock e cupi, mentre in I Am A God il messaggio autocelebrativo di un artista che afferma di essere un dio della musica è scandito su una base industrial ed house. Justin Vernon firma, con le sue influenze reggae, le strofe di I’m in it. Poteva mancare auto-tune? Sinceramente non ne sentivamo la mancanza. Kanye West Aveva già costruito l’intero 808s & Heartbreak (2008) con questo vocalizzatore, qui  ripreso ed utilizzato in Blood on the Leaves e in Guilt Trip, dove torna a collaborare con Kid Cudi.
Rischiosa anche la scelta del modo di presentare il progetto Yeezus. Copertina sterile senza immagini, e come uniche iniziative di merchandising quelle di proiettare in anteprima New Slaves sui muri di alcune città sparse per il mondo e un’esibizione al Saturday Night Live. Nulla a che vedere, per esempio, con le anticipazioni mediatiche di RAM dei Daft Punk.
“Yeezus” non è in assoluto quello che possiamo definire un masterpiece. É comunque un’opera temeraria, attraente e acuta, firmata da un personaggio che ha già contrassegnato indelebilmente la storia dell’Hip Hop.

Simone Cazzaniga

“The Daily Niga” Tutto tace in attesa di Welcome 2 America

Nulla di nuovo. Tutto tace. Si parlava della pubblicazione di “20Ten” in versione DeLuxe ma non si hanno conferme. L’altra sera sono andato a comprarmi “My Beautiful Dark Twisted Fantasy” il nuovo cd di Kanye West. Anche se non è sullo stesso livello dei suoi precedenti album ve lo consiglio vivamente. Parlando con chi ho incontrato nel mio negozio di fiducia, è venuto fuori, casualmente, il discorso di Prince e della possibilità che “20Ten” sia pubblicato a metà dicembre. Aspettiamo con ansia.
In attesa, eccovi il nuovo video di Kanye West dal titolo “Runaway”. Disponibile anche la versione Full-length Film.
 
Kanye West ft. Pusha T – Runaway

 

Sul numero di dicembre di “Mucchio”, mensile di musica, cinema, libri e politica trovate a pagina 68 una recensione ai concerti italiani di Prince. Un’anticipazione del breve articolo mi era stata anticipata direttamente via email dalla redazione del mensile.

Le esibizioni al 51° Grammy Awards 2009

grammy 2009 

Pre-Grammy Party di Clive Davis

Video che testimonia la ritrovata forma fisica e vocazione al canto di Whitney Houston. Non arriva di certo ai livelli degli anni passati ma fa ben sperare per un suo imminente ritorno.

Esibizioni Grammy Awards 2009

Ecco alcune delle performance che si sono tenute la scorsa notte ai Grammy Awards 2009.

Justin Timberlake & T.I. – “Dead and Gone”

Coldplay & Jay-Z – “Lost and Viva la Vida”

Lil Wayne & Robin Thike – “Tie My Hands”

T.I. & Jay-Z & Kanye West & Lil Wayne & M.I.A – “Swagga Like Us”

Smokey Robinson & Jamie Fox & Ne-Yo & Duke Fakir – “Reach Out” – “I Can’t Help Myself”

Al Green & Justin Timberlake & Boyz II Men & Keith Urban – “Let’s Stay Together”

 

51° Grammy Awards: i Vincitori (Vedi Elenco Completo)

Questi sono i principali premi consegnati

Record: “Please Read the Letter” – Robert Plant and Alison Krauss
Album: Raising Sand – Robert Plant & Alison Krauss
Song: “Viva la Vida” – Coldplay
New Artist: Adele

R&B
Best Female R&B Vocal Performance: “Superwoman” – Alicia Keys
Best Male R&B Vocal Performance: “Miss Independent” – Ne-Yo
Best R&B Performance by a Duo or Group with Vocals: “Stay with Me (By the Sea)” – Al Green featuring John Legend
Best Traditional R&B Vocal Performance: “You’ve Got the Love I Need” – Al Green featuring Anthony Hamilton
Best Urban/Alternative Performance: “Be OK” – Chrisette Michele featuring will.i.am
Best R&B Song: “Miss Independent” – Ne-Yo
Best R&B Album: Jennifer Hudson – Jennifer Hudson
Best Contemporary R&B Album: Growing Pains – Mary J. Blige

Rap
Best Rap Solo Performance: “A Milli” – Lil Wayne
Best Rap Performance by a Duo or Group: “Swagga Like Us” – Jay-Z & T.I. featuring Kanye West & Lil Wayne
Best Rap/Sung Collaboration: “American Boy” – Estelle featuring Kanye West
Best Rap Song: “Lollipop” – Lil Wayne featuring Static Major
Best Rap Album: “Tha Carter III” – Lil Wayne

Pop
Best Female Pop Vocal Performance: “Chasing Pavements” – Adele
Best Male Pop Vocal Performance: “Say” – John Mayer
Best Pop Performance by Group: “Viva la Vida” – Coldplay
Best Pop Collaboration: “Rich Woman” – Robert Plant & Alison Krauss
Best Pop Vocal Album: Rockferry – Duffy

Dance
Best Dance Recording: “Harder, Better, Faster, Stronger” – Daft Punk
Best Electronic/Dance Album: Alive 2007 – Daft Punk

Rock
Best Solo Rock Vocal Performance: “Gravity” – John Mayer
Best Rock Performance by a Duo or Group with Vocals: “Sex on Fire” – Kings of Leon
Best Hard Rock Performance: “Wax Simulacra” – The Mars Volta
Best Metal Performance: “My Apocalypse” – Metallica
Best Rock Instrumental Performance: “Peaches En Regalia” – Zappa Plays Zappa
Best Rock Song: “Girls in Their Summer Clothes” – Bruce Springsteen
Best Rock Album: Viva la Vida or Death and All His Friends – Coldplay

Alternative
Best Alternative Music Album: In Rainbows – Radiohead

Blues
Best Traditional Blues Album: One Kind Favor – B.B. King
Best Contemporary Blues Album: City That Care Forgot – Dr. John And The Lower 911

iPod di Niga – Gennaio

MP3PLAYER

Questo l’elenco della musica caricata sul mio iPod per l’inizio di questo nuovo anno.

 Titoli praticamente fissi da mesi e mesi