17 Days, il più celebre B side di Prince, conquista il lato A

Splendido regalo quello allegato con l’ultimo numero di Rolling Stone Magazine edizione tedesca. Si tratta di un vinile, un 7” con due canzoni di Prince: 17 Days sul lato A e 1999 come lato B. Il perché di questo esclusivo omaggio è legato alla recente pubblicazione di Piano & A Microphone 1983, il primo album postumo del cantante uscito lo scorso 21 settembre. La scelta della canzone non è casuale visto che 17 Days è il titolo che apre questo disco, una bellissima raccolta di brani interpretati esclusivamente da Prince al pianoforte in occasione di alcune prove realizzate e registrate in quello che era il suo home studio in quel periodo.

Anche se in questa circostanza si aggiudica il prestigioso lato A, 17 Days rimane uno dei più noti ed apprezzati B side. Il 16 maggio del 1984 veniva pubblicato When Doves Cry, il singolo che anticipava l’uscita di Purple Rain. Il lato B di quel disco era proprio 17 Days. Non faceva parte del celebre album e mai apparve nelle configurazioni che precedettero quella definitiva. Con il passare degli anni la canzone raggiunse una certa popolarità tra i fans, tanto da convincere Prince a suonarla occasionalmente ai suoi concerti.

Dietro questo titolo troviamo una breve e curiosa storia a partire da ciò che si legge sull’etichetta di quel singolo del 1984. Se When Doves Cry era accreditata esclusivamente a Prince, 17 Days invece riportava, oltre che al nome dell’autore, quello di Lisa Coleman e Wendy Melvoin, ossia Wendy e Lisa e del tastierista Matt “Doctor” Fink. A tutti gli effetti questo fu il primo brano pubblicato a nome di Prince and The Revolution. Anche il titolo racchiude una curiosità perché quello completo e depositato al copyright è 17 Day (the rain will come down, then U will have 2 choose. If U believe look 2 the dawn and U shall never lose). Il più lungo titolo che il cantante abbia mai fatto registrare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto ha iniziato nell’agosto del 1983 tra le mura del The Warehouse di St Louis Park. Prince ed i futuri The Revolution, si trovavano in quel magazzino allestito a studio di registrazione, per delle prove. Stavano lavorando ad alcune nuove tracce per quello che sarebbe diventato il loro più famoso album, Purple Rain. Queste occasioni era sfruttate da Prince anche per sperimentare nuove produzione da poter utilizzare per i The Time o per gli artisti che gravitavano nel suo piccolo universo musicale.

Fu un’improvvisazione di Lisa e Wendy che catturò la sua attenzione. “Abbiamo iniziato a fare jamming su questo sound” racconteranno alcuni anni dopo le due musiciste. “A Prince piacque molto e cominciò a canticchiare qualche strofa. Ci lavorammo tutto il pomeriggio. Il giorno dopo arrivò con il testo di nuova canzone. Chiese a Brenda Bennett, delle Vanity 6 di registrare il vocale”.  Vanity aveva appena lasciato e Apollonia non era ancora stata scelta per la sua sostituzione. Forse Prince stava pensando ad un progetto solista per Brenda Bennett. Ecco il perché di questa richiesta. Quella fu la prima versione registrata.

L’8 gennaio del 1984 tutti si ritrovarono al Sunset Sound Studio per la prima sessione del nuovo anno. In quell’occasione lavorarono a She’s Always In My Hair, Oliver’s House e a una nuova versione di 17 Days. Prince insistette per registrarla su nastro, anche se il suo assistente Bill Jackson non era del tutto d’accordo sul metodo richiesto. Dovette cedere e fare quello che gli venne ordinato dal capo. Iniziarono a suonare trovando impreparato Bill Jackson. Il tecnico indirizzò i suoni direttamente al mix e solo dopo si accorse di aver escluso l’equalizzatore. Riuscì comunque ad inserire gli effetti richiesti raggiungendo il livello ed il suono desiderato. Registrò quella che a tutti gli effetti era una lunga jam di 17 Days su di una cassetta da trenta minuti. Quella perseveranza nel voler provare e riprovare la canzone, fece intuire ai presenti che il brano non sarebbe stato ceduto a terzi, come inizialmente si poteva pensare.

Da quella registrazione si ottenne una versione di 7.32 minuti. È proprio da questo adattamento che il 18 marzo Prince riprese a lavorare sul pezzo. “Non so perché lo abbia fatto” ricorda Susan Rogers. “Probabilmente perché pensava ci fosse qualcosa di interessante e di poterlo migliorare”. Registrò ed aggiunse alcune nuove frasi recitate sempre da Branda Bennett. Un paio di giorni dopo però, 17 Days viene completamente stravolta. I pochi dubbi rimasti di un possibile utilizzo della canzone per l’album delle Apollonia 6, precedentemente per le Vanity 6 o Brenda Bennett, furono definitivamente cancellati. Gli iniziali 7.32 minuti vengono ridotti a 3.56 minuti. Prince rimosse gran parte della ripetizione strumentali, come pure tutte le strofe cantate da Brenda. L’inizio della prima lirica la troviamo dopo 42 secondi e non a 1.49 minuti come negli arrangiamenti precedenti. I tre minuti finali di jam sono rimossi. A differenza della prima versione, in quella conclusiva e definitiva, gli strumenti sono tutti suonati da lui e le voci femminili che si sentono sono di Wendy e Lisa. Il risultato di quella registrazione e ciò che si trova sul lato B del singolo When Doves Cry.

 

Quella che si trova sul disco allegato a Rolling Stone è complementarmente diversa. Una versione unica, nella sua forma più sottile e primitiva, ancora in fase di sviluppo. Sei minuti dove oltre al pianoforte e ai versi sussurrati, si possono ascoltare i fruscii del nastro e le note a voce che Prince ogni tanto segnala durante l’esecuzione. Preziosa testimonianza di come l’artista lavorava e creava.

 

Queste le due versioni:

17 Days (When Doves Cry – Single)

17 Days (Piano & A Microphone 1983 Version)

 

Dortmund 1988. Il Lovesexy live di Prince in prima serata sulla RAI

Dortmund 1988 Lovesexy

9 settembre 1988. Una data che sopravvive nella memoria dei fans di Prince. Quel venerdì sera di trent’anni fa, sul primo canale della Rai, venne trasmesso l’ultimo concerto della tournée europea del Lovesexy Tour 1988-89. La Sacis, la società che in quegli anni promuoveva i prodotti Rai all’estero, in collaborazione con Granada Television, riuscì ad aggiudicarsi il privilegio di trasmettere le immagini in diretta dello show, organizzato al Westfalenhallen di Dortmund, in Germania.

Operazione da due milioni di dollari, per un’esclusiva che aveva dell’incredibile. Prince, icona e star mondiale, in concerto in prima serata sugli schermi televisivi di milioni di persone. Musicalmente parlando un evento che oggi giorno sarebbe impossibile da realizzare. Pensate ad uno spettacolo di Justin Timberlake o un Bruno Mars sulla Rai. Irrealizzabile.  L’esclusiva italiana fu condivisa con gran parte delle emittenti europee, compresa quella della vecchia Urss e delle due Coree. Un notevole sforzo fatto dalla direzione Rai, che riuscì a strappare la firma dei managers del cantante per un contratto che originariamente prevedeva la trasmissione del concerto del 5 settembre, previsto allo Stadio dei Marmi di Roma. Doveva essere quella la data di chiusura del tour.  Purtroppo la location all’aperto non era la migliore per il palco centrale, caratteristica principale di ogni esibizione. Il concerto fu cancellato e sostituito con l’aggiunta di due esibizioni a Dortmund. La direzione della Sacis dichiarò che il contratto comprendeva anche un film che l’artista di Minneapolis doveva girerà a Cinecittà e la realizzazione di alcuni documentari, sempre riguardanti il musicista. Tutte cose che non si fecero.

Le riprese televisive furono commissionate ad una compagnia di produzione olandese, la ID-TV diretta da Egbert van Hees, regista scelto esplicitamente da Prince. Come concordato, prima della trasmissione da Dortmund, la troupe avrebbe dovuto “allenarsi” in occasione di alcune precedenti esibizioni. Il condizionale e i dubbi sulle prove tecniche sono d’obbligo, soprattutto dopo quello che accadde all’inizio della diretta. La mancanza di sincronizzazione tra video e audio, quest’ultimo trasmesso via cavo a differenza delle immagini che arrivavano via satellite, non fu certo un bell’inizio. Un secondo di differenza tra il labiale del cantante e la sua voce. Prince in playback! Se ne parlo a lungo e si gridò allo scandalo, anche se il problema fu risolto dopo alcuni minuti e i giornali spiegarono, nelle successive recensioni, le cause tecniche che portarono a quel terribile errore.

Complicazioni a parte, per i suoi fans fu un momento di soddisfazione e rivincita nei confronti di quelli che snobbavano Prince. Vederlo in televisione in prima serata significava un meritato riconoscimento e la giusta notorietà per il nostro idolo. È vero, fondamentalmente non ne aveva bisogno, ma quel passaggio televisivo permise a Prince e alla sua musica di sfondare quel muro di gomma che circondava, e circonda ancora oggi, il limitato mondo musicale nostrano, fatto di tanta musica neomelodica e di pochi esclusivi nomi internazionali. Il suo concerto andò ad aggiungersi all’elenco di quei celebri e popolari eventi musicali che la Rai propose in quegli anni: Madonna (1987), Sting (1988), il The Giants of Rock ‘n Roll (1988), il concerto dei Pink Floyd a Venezia (1989) e lo Zoo tv degli gli U2 (1992).

Lo show visto in tv rispecchiava esattamente quello che Prince e la sua band presentavano in tutti i concerti della tournée. Il palco circolare disposto su più livelli sui quali si trovava, oltre che agli strumenti, un canestro da basket, un’altalena, un letto e la segnaletica stradale pronta ad accogliere la Ford Thunderbird volante utilizzata da Prince per entrare in scena. Nella prima parte dello spettacolo una raccolta di titoli presi dai precedenti album. Canzoni come Housequake, I Wanna Be Your Lover, Little Red Corvette, When You Were Mine e Controversy alle quali si aggiungevano Superfunkycalifragisexy e Bob George dal Black Album, il disco del 1987 che non fu mai pubblicato e cronologicamente sostituito da Lovesexy.  Dopo una pausa, la seconda parte con le canzoni dell’ultimo album, una toccante interpretazione di The Cross, un’indimenticabile piano set con When 2 R In Love, Venus De Milo e Condition Of The Heart e le immancabili hits di Purple Rain. Per chiudere Alphabet St, la hit di quell’estate.

L’intero concerto è stato pubblicato su due home video VHS: Lovesexy Live 1 e Lovesexy Live 2, con il volume 2 contenente stranamente la prima metà dello spettacolo e il volume 1 la seconda. In rete si trova il concerto completo (link). Noi vi proponiamo le immagini dell’arrivo in macchina e l’esibizione di Erotic City, la canzone che dava il via ad ogni concerto.

Link ed Info:
princevault.com
repubblica.it/1988/08/30/una-notte-rock-con-prince
repubblica.it/1988/09/11/prince-finto-playback
repubblica.it/1988/08/04/prince-torna-in-italia

Questo articolo lo trovate ancge su prince.it

 

Small Club, trent’anni per un bootleg memorabile

Se parliamo di bootleg di Prince, il più celebre e menzionato è senza dubbio quello che tutti conoscono come lo Small Club. La registrazione “pirata” dell’aftershow che il cantante e la sua band iniziarono a suonare alle 3.00 del mattino del 19 agosto 1988 al Paard van Troje di The Hague (Olanda), è uno di quegli eventi storici che qualsiasi fans di Prince avrebbe voluto vivere in prima persona. Quella notte erano in quattrocentocinquanta fortunati spettatori difronte al palco che ospitava Sheila E. alla batteria, Levi Seacer Jr. al basso, Miko Weaver con la seconda chitarra, Dr. Fink con le sue tastiere, Atlanta Bliss alla tromba, le coriste Cat e Boni Boyer e naturalmente Prince. Solo Eric Leeds non era presente all’appello perché un po’ provato a causa dagli impegni precedenti: servizio fotografico nel pomeriggio, soundcheck e concerto serale allo stadio Feyenoord di Rotterdam, il secondo dei tre previsti nella città olandese per il Lovesexy Tour 1988.

L’improvvisa decisione di Prince non diede tempo ai gestori del Paard van Troje di stampare dei biglietti ufficiali da consegnare in cambio dei 15 fiorini (circa 7 euro attuali) pagati per l’ingresso al club. Il problema fu risolto riciclando vecchi tickets inutilizzati di altri concerti. Alcuni spettatori entrarono perché in possesso del pass del backstage del tour timbrato con la data di quel giorno. Una buona parte erano ospiti non paganti. Piccolissimo il palco messo a disposizione. Boni Boyer dovette rinunciare alle sue tastiere perché non c’era spazio sufficiente. Sheila E. non poté allestire la propria batteria, accontentandosi di quella già presente nel locale. Si trattava di una TAMA colore nero, strumento suonato anche da Prince durante Cold Sweat.

Il meglio di sé però Prince lo esibì suonando le sue chitarre: prima la Auerswald Model C di colore bianco e successivamente la Blue Angel. Dopo un’estemporanea introduzione strumentale Prince e musicisti iniziarono la loro esibizione, che si rivelerà ricca di improvvisazioni ed imprevedibili ispirazioni musicali. In poco più di un ora e mezza suonarono D.M.S.R., con un adattamento più che mai funky, la cover di Just My Imagination con un inebriante assolo di chitarra e Housequake con le appassionanti incursioni della tromba di Atlanta Bliss. Continuarono con la già citata Cold Sweat dove Sheila E., lasciato il suo posto a Prince, si improvvisa in una versione in “moviola” del Transmississippi Rap, si quello di It’s Gonna Be A Beautiful Night. Attimi di intimità con Still Would Stand All Time, canzone che sarà pubblicata solo alcuni anni dopo nell’album Graffiti Bridge. Con Forever In My Life si raggiunse il momento culmine dell’esibizione. Le tastiere in loop a dettare il ritmo, la voce di Prince che si incrocia con i cori del pubblico, le distorsioni della sua chitarra alle quali fanno eco quelle suonate da Miko e le incantevoli modulazione vocali di Boni B., resero quell’interpretazione mitica e unica. In chiusura Rave Un2 The Joy Fantastic, un’altra anteprima. Se siete curiosi andate a vedere nella discografia quanti anni passarono prima della pubblicazione dell’omonimo album.

Cosa rende memorabile questo bootleg? Senza dubbio la passione, l’emozione e l’energia trasmessa da Prince attraverso la sua interpretazione. Ma non solo perché a tutto questo si deve aggiungere quella che per noi è la causa principale, conseguenza di influenze sentimentali. La maggior parte dei fans di Prince scoprirono l’esistenza dei bootlegs con questo disco, rigorosamente in vinile. Uno dei primi distribuiti alla fine degli anni ‘80. Ai tempi questi dischi si trovavano tranquillamente negli scaffali dei negozi di dischi. Grazie allo Small Club ci si rese conto che Prince non era solo quell’icona pop conosciuta per le sue hits, per gli album ufficiali, i video su MTV, le copertine dei periodici ed i concerti promozionali. Con questa registrazione ci fu la possibilità di scoprire un nuovo Prince, un artista che si divertiva suonando nel locale sotto casa, che scherzava con i suoi musicisti, che faceva cantare il pubblico e coinvolgeva amichevolmente chi gli stava a pochi centimetri di distanza. È come se le luci di quel piccolo palco abbiano messo in evidenza un Prince diverso. Il bootleg creò un collegamento diretto tra i fans e l’artista, rendendolo quasi una persona normale. Dichiarazione non certo consueta per descrivere Prince.

Se prima della scomparsa di Prince la registrazione completa dello spettacolo al Paard van Troje si trovava solo illegalmente, ora in rete circola di tutto e di più. Da quella originale alle più recenti rimasterizzare (?). Noi vi segnaliamo uno dei tanti, giusto per farvi capire di cosa era capace Prince. Vale davvero la pena riascoltarlo, o perché no, ascoltarlo per la prima volta.

Mixcloud.com – Small Club Live 1988

Link e fonti
princevault.com
omroepwest.nl
twitter.com/zaheerali

Questa la set list completa del concerto

19 Agosto 1988 (a.m.)
Venue Paard van Troje
The Hague, Olanda

Setlist

Instrumental In G
D.M.S.R.
Just My Imagination (Running Away With Me)
People Without
Housequake
Blues In C (If I Had A Harem) (instrumental)
Cold Sweat
Forever In My Life
Still Would Stand All Time
I’ll Take You There
Rave Un2 The Joy Fantastic It’s Gonna Be A Beautiful Night

Glam Slam Nightclubs. Da Minneapolis a Yokohama

Non solo cantante, musicista e produttore. Prince tentò anche la carriera imprenditoriale con i Glam Slam Club, catena di locali notturni aperti tra il 1990 e il 1994.

Glam Slam è il titolo di una canzone che si trova in Lovesexy, l’album che Prince pubblicò nel 1987. Con la ben più celebre Alphabet Street è stato uno dei tre singoli estratti da quel disco. Quello che forse non tutti sanno è che questo nome fu scelto anche per l’avventura imprenditoriale di Prince nel campo dei locali notturni. Quattro clubs, in quattro differenti città: Glam Slam North a Minneapolis, Glam Slam West a Los Angeles, Glam Slam South quello di Miami Beach e per finire Glam Slam Yokohama in Giappone.

Il primo ad essere aperto, all’inizio del 1990, è stato quello in 110 North 5th Street, periferia nord di Minneapolis. Con le pareti decorate da Brian Canfield Mitchell e una pubblicità occulta grazie al film Graffiti Bridge, il Glam Slam North aveva l’arduo compito di fare da antagonista al ben più celebre First Avenue. L’obiettivo non fu certo dei più semplici, ma i risultati non mancarono. Dopo alcuni anni Prince decise di cederlo completamente a Gilbert Davidson, l’allora Presidente di Paisley Park. Il manager lo ribattezzò in The Quest e continuò l’attività con un discreto successo. Purtroppo nel 2006 il locale dovette chiudere a seguito di un incendio. Ora se passate per quella via trovate il nightclub Epic. Nessun legame con il nome Prince.

Alla fine del 1991 viene inaugurato il secondo Glam Slam quello di Yokohama in Giappone. A differenza degli altri club nei quali furono organizzati molti più concerti, qui Prince si esibì solo una volta nell’aprile del 1992. Oggi lo stabile è ancora un locale notturno che ha preso il nome di Bay Hall.

Nel 1993 l’annuncio dell’apertura del Glam Slam West di Los Angeles. Al suo interno, pavimenti viola con un enorme Symbol sulla pista da ballo. Arredamenti e tessuti appariscenti color oro. Volti in stile egiziano sulle pareti multicolori e accessori provenienti dalle scenografie dei precedenti tour di Prince. Nei pochi anni che rimase aperto, divenne un punto di riferimento glamour per la città californiana. Steve Edelson, co-proprietario del locale, ricorda le richieste di assoluta riservatezza rivolte allo staff impegnato nella realizzazione club: nessuno poteva divulgare immagini o rilasciare dichiarazioni. Tutto doveva rimane segreto sino all’apertura ufficiale. A parere di critici e riviste di settore il club è stato uno dei migliori locali della città, attirando un mix eterogeneo di frequentatori e di personaggi dell’industria musicale e dello show business. Modelle e attori erano di casa nell’area Vip.

Alcune delle prime esibizioni di Snoop Dogg e Tupac Shakur si svolsero sul quel palco, lo stesso che calcavano gli artisti che in quegli anni erano sotto contratto con la Paisley Park Records. Nomi come George Clinton, Rosie Gaines e Nona Gaye. Qui ci furono le prime rappresentazioni di Glam Slam Ulysses, spettacolo musicale, dove la storia del personaggio della mitologia greca era raccontata con un mix d’immagini, danze e musiche firmate da Prince. Se non c’erano artisti ad esibirsi la musica proposta era di solito una combinazione eterogenea di hiphop, funk e R&B anni ’70 e ‘80 con parecchie incursione princiane. C’era sempre da aspettarsi qualcosa d’interessante. Dietro a tutto quello che era proposto, si nascondeva la creatività e l’originalità di Prince. Rimase aperto poco più di due d’anni. Un ottimo risultato, sapendo che i locali notturni in quella città mantenevano la popolarità a malapena per una sola stagione.

Quello situato a South Beach Miami in 1235 Washington Avenue, il Glam Slam East, è stato l’ultimo dei quattro. Lo stabile che lo accoglieva era uno dei teatri più eleganti di Miami Beach con alle spalle una lunga storia da protagonista nella vita notturna di Miami. Prima di Prince e dell’attuale gestione si dice che il locale abbia fatto parte delle proprietà di Al Capone. L’evento per l’inaugurazione non si limitò a due olive ed un prosecco. Quella sera, in concomitanza con il suo compleanno, Prince con i suoi NPG e la ballerina Mayte, che poi diventerà sua moglie, si esibirono sul palco del nuovo locale per ben tre notti consecutive.

Le immagini dei concerti furono trasmesse live sul canale musicale The Box Music Channel. Le canzoni proposte erano quelle che si trovano negli album di quel periodo, da Come a The Gold Experience passando per le produzioni realizzate con o per gli NPG. Nessuna hit anni ’80. Il nome Prince era già scomparso e sostituito con il Symbol. Le registrazione bootleg di quelle esibizioni, come pure i video, sono tuttora tra le più conosciute perché più volte riproposte dalle principali etichette pirata che stampavano, e che continuano a stampare, bootleg di Prince.

Per celebrare questi quattro locali, eccovi alcune immagini e una parte dell’esibizione al Glam Slam East del 1994.

Questo articolo lo trovate anche su prince.it

Fonte:
The Vault
laist.com
latimes.com
latimes.com
abernathymagazine.com
miamiherald.com
discotech.me

 

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Prince e la sua 3rdEye TV. Come essere sempre un passo avanti a tutti.

Prince è sempre stato un innovatore nello scegliere i metodi di distribuzione della sua musica. Le sue idee abbinate ad acute intuizioni lo portarono a sfruttare, già negli anni ’90, le potenzialità di internet, creando un collegamento diretto con i propri fans, attraverso i  tanti siti web (link) realizzati appositamente per questi scopi. Conosciamo bene anche quella che è stata la sua rigida posizione nei confronti dei social, circostanza che l’ha portato a combattere insistentemente la selvaggia condivisione di materiale audio e video di sua “proprietà”. L’oscurazione forzata d’immagini e suoni è stata una diretta conseguenza dei continui accertamenti fatti da parte di quella che era chiamata la purple police.

Tra le tante attività divulgative, un doveroso ricordo va alla tv che Prince ideò, organizzò e utilizzò per diffondere musica. Il nome scelto per questo canale, visibile attraverso la piattaforma LiveStream.com, non poteva che essere 3rdEye TV. D’altra parte eravamo in pieno periodo 3rdEyeGirl. Gran parte di quello che si è potuto vedere, era trasmesso direttamente dagli studi di Paisley Park. Principalmente rehearsal, ma anche esibizioni live, anticipazioni di canzoni inedite, DJ set, party o eventi organizzati nella sua residenza di Minneapolis. Nel corso delle puntate c’è stata anche l’occasione di vedere le riprese realizzate durante le prove dei concerti a Montreux nel 2013 e scene catturate dagli spettacoli suonati in Europa quell’estate. Una volta fu fatto ascoltare l’intero NPG Ahdio Show #9.

Ufficialmente il primo show trasmesso è stato quello del 19 giugno del 2013, una settimana dopo l’annuncio dell’apertura dell’emittente televisiva, termine un pochino esagerato, ma che rende l’idea. Fu trasmesso direttamente dagli studi della Paisley Park in occasione di una sessione di prove delle 3rdEyeGirl con la The NPG Band al completo, ma senza Prince. In quei pochi minuti di collegamento, si è potuto ascoltare una versione strumentale di The Glamorous Life, rigorosamente dal vivo. Quella prima connessione diede il via a una serie di ben ventuno appuntamenti, trasmessi tra giugno e agosto del 2013, per poi interrompersi temporaneamente sino all’ultimo appuntamento di ottobre.  Parecchi mesi dopo, il 26 giugno del 2014, il canale ritornò in diretta per mettere in onda il concerto di Kandy Springs da Paisley Park. Le programmazioni non erano pianificate. Prince probabilmente si divertiva in questo. Era necessario inscriversi al canale tv e nel caso di un imminente evento, si veniva avvertiti attraverso una notifica. La maggior parte delle volte si riceveva la comunicazione poche ore prima del collegamento video. Per noi europei giocava a sfavore il fuso orario. Spesso ci si svegliava la mattina con l’avviso e la trasmissione già archiviata.  La durata degli interventi era variabile. In alcuni casi si trattava di pochi minuti. Altri invece duravano anche più di un’ora, come in occasione del TV Show n° 7, trasmesso nella notte tra il 29 e il 30 giugno, quando la telecamera riprese l’aftershow organizzato al Winery City di Chicago.

In quel weekend Prince si trovava nella città dello stato dell’Illinois come ospite alle nozze di George Lucas e Mellody Hobson. Quando si sparse la voce della sua partecipazione, i fans iniziarono a sperare in un’esibizione pubblica in qualche club cittadino. Infatti, così accadde. La notizia dello spettacolo arrivò il pomeriggio del sabato. A comunicarlo prima dell’inizio della prevendita ufficiale, furono gli stessi musicisti dei NPG, attraverso i loro account twitter e facebook. I biglietti andarono sold-out in pochi minuti. L’apertura delle porte del Winery City, prevista per le 23.00, fu ritardata di un’ora. Il concerto iniziò alle due del mattino, quando i The NPG Hornz al completo suonarono per un breve soundcheck. A seguirli sul palco le tre 3rdEyeGirl accompagnate da Shelby J, Liv Warfield e Damaris Lewis che per scherzare, occasionalmente durante lo spettacolo attraversava il palco come una Round Girl sul ring di un incontro di pugilato, esponendo, tra una canzone e l’altra, i cartelloni con scritto “Round 1”, “Round 2”. A completare il gruppo c’erano Andrew Gouché al basso e Cassandra O’Neal alle tastiere.

Prince di ottimo umore per tutta la durata dell’aftershow, non impugnò mai la sua chitarra e nessun altro strumento. Cantò e coordinò i suoi strumentisti in modo magistrale creando, come solo lui sapeva fare, la giusta sinergia, ottenendo come risultato, uno spettacolo ricco di vitalità e molto funky. Da bravo direttore lasciò spazio ad ogni singolo musicista con assoli e coreografie. Lo spettacolo iniziò con Big City, ai tempi novità assoluta, per terminare con un medley composto da Which Way Is Up, Dancing Machine, Partyman e It’s Alright. Nel mezzo classici come 1999, Little Red Corvette e Housequake, ma anche qualcosa di più recente come Xtraloveable e Superconductor dell’amica Andy Allo.

Quella che vi proponiamo è una porzione del medley finale trasmesso in occasione del TV Show n° 7.

Fonte:

princevault.com
huffingtonpost.com/2013/07/01/
huffingtonpost.com/lauren-drell
chicagoist.com
blog.citywinery.com
chicago.brooklynvegan.com

 

Con Prince 1+1+1 non faceva solo 3

Non possiamo di certo classificarla come un’ossessione, sarebbe una valutazione sproporzionata, ma la mania di Prince per i numeri è qualcosa di tanto inusuale quanto originale. È la loro frequente presenza nei titoli e nei testi delle sue canzoni che ci porta a dichiarare una cosa simile. Interi, frazionari, ordinali, equazioni, semplici cifre, a volte anche scritti o utilizzati anche per sostituire parole e preposizioni. La storia, ma soprattutto la fantasia di Prince, si è manifestata anche attraverso tali elementi.

Potremmo introdurvi in questa sorta di modello matematico partendo dal lontano 1975 e dai 94 East, gruppo di Pepé Willie, musicista con il quale Prince cominciò a fare le prime collaborazioni come strumentista di supporto negli studi della Sound 80 di Minneapolis. Noi però vogliamo cominciare la sequenza numerica dal suo album 1999, per poi arrivare al suo ultimo progetto, quel Hitnrun che probabilmente doveva completarsi con la Phase Three, ma che purtroppo si è interrotto al Phase One e al Phase Two. Attraverso i trentatré anni trascorsi tra questi suoi lavori, abbiamo avuto modo di ascoltare Rave Un2 The Joy Fantastic, The Vault… Old Friends 4 Sale ma anche 3121, 20ten e Lotusflow3r. Tutti album che contenevano un numero nel titolo.  Anche il nome della sua prima raccolta postuma, 4ever, contiene quel 4 che spesso Prince utilizzava per sostituire il tradizionale “FOR”.

Negli anni ’80 Prince creò i Madhouse, una sorta di progetto parallelo ai The Revolution.  La caratteristica comune a tutte le loro canzoni era, oltre che essere solo brani strumentali, il titolo. Solo numeri. I due album pubblicati si chiamavano 8 e 16 e in ciascuno di questi si trovavano otto canzoni, nominate con One, Two, Three e via di seguito, sino all’ultima traccia del secondo album che era Sixteen. Tutti numeri interi che però sui b-side dei singoli come Ten o Thirteen si frazionavano per diventare Ten And ½ o Thirteen And ¼. Era pronto anche un terzo album, che guarda caso si doveva intitolare 24, ma il progetto svanì. La prima traccia di quel disco, 17, fu comunque pubblicata nel 1994 in una compilation voluta da Prince come celebrazione degli artisti della sua etichetta Paesley Park Record. La raccolta si intitolava 1-800 New Funk. Altro disco, altri numeri.

 

Negli stessi anni, la fantasia matematica di Prince non si fermò ai soli Madhouse. Troviamo esempi di brani scritti per altri artisti, ma anche per se stesso. Abbiamo 100 MPH per i Mazarati e la ben più celebre 777-9311 per l’amico Morris Day dei The Time.  Con Sheila E. scrisse e suonò Romance 1600, mentre a Sheena Easton regalo’ 101, inserita nell’album The Lover In Me. L’equazione matematica 3 x 2 = 6 era il titolo di una delle canzoni per le Vanity.  4 Lust doveva essere, perché mai pubblicata, un duetto con la biondissima Jill Jones, mentre nel disco I’m Ready di Tevin Campbell c’era l’emblematica quanto curiosa Paris 1798430, scritta con lo pseudonimo di Paisley Park. Prince come sappiamo non partecipò  all’incisione di We are The Word, ma nella compilation dedicata all’evento troviamo una sua canzone dal titolo 4 The Tears In Your Eyes.  Sul retro del singolo Batdance c’è 200 Balloons mentre su quello di Days Of Wild c’è un’altra equazione dal titolo 1+1+1 Is 3, presente nell’album The Rainbow Children del 2001. Uno dei b-side più celebri è sicuramente quello di When Doves Cry dove abbiamo 17 Days. La canzone, con i suoi inconfondibili loop di chitarra elettrica contaminata dalla psichedelica, un paio di anni dopo sarà nuovamente scelta, come retro per il singolo di Girls & Boys. 7 è stato un singoli di Prince con i New Power Generation, come pure Girl 6, presente nella colonna dell’omonimo film di Spike Lee, realizzata completamente con canzoni di Prince.  Nel Crystal Ball troviamo 2morrow ed anche 18 & Over, mentre in The Gold Experience c’era 319.

Di esempi dove il 4 sostituisce il già citato “FOR” o il 2 rimpiazza il “TO”, ne abbiamo a bizzeffe. Ci sembra doveroso ricordare i più conosciuti, come When 2 R In Love di Lovesexy, Money Don’t Matter 2 Night o il caso congiunto in 2 Nigs United 4 West Compton, che si ascolta nel The Black Album.  Pearls B4 The Swine la troviamo in One Nite Alone…  ed in questi giorni, dove si parla di un probabile nuovo album con inediti,  la canzone scelta per anticipare il progetto è Nothing Compares 2 U.

77 Beverly Park, brano che troviamo in Lotusflow3r, non è nient’altro che il nome dato all’home studio allestito nella villa che Prince affittò a Beverly Hills (2008-2009), nel quale completò l’album. Cosa analoga per 3121, il numero che da il titolo al suo album del 2006. Lo si vede per la prima volta sulla giacca che Prince indossava in occasione della sua esibizione hai 36 ° NAACP Image Awards del 19 marzo 2005. Solo dopo si scoprì che quella cifra non era nient’altro che il numero civico della sua villa in affitto a Los Angeles, 3121 Antelo Rd.

Alcune di queste canzoni “numeriche” si conoscono, ma non sono mai state pubblicate ufficialmente.  1, 2 fu distribuita esclusivamente attraverso le condivisioni del NPG Music Club. Durante i concerti del Musicology Tour 2004, Prince spesso interpretava 12:01, anche questa canzone mai pubblicata ufficialmente. Da quello che sappiamo, sembra che 12 Keys sia la versione strumentale di quella che poi è diventata The Question Of U.  Storia curiosa invece quella di 1010, canzone inedita, probabilmente scritta e registrata nel periodo 1994/95 nei Paisley Park Studio di Chanhassen. Non si sapeva nulla di questa canzone sino a quando il manoscritto del testo non è stato esposto nelle teche della mostra My Name Is Prince dello scorso anno organizzata all’O2 Arena di Londra. La cosa divertente è che il 1010 potrebbe essere interpretato come l’abbreviazione o la stenografia di (Rin) TinTin parola riportata in un strofa della canzone: “If u ask the Lone Ranger Rin Tin Tin (1010)”. Chissà se 1010 ha qualche relazione con un’altra canzone dal titolo 2020, inizialmente scritta e cantata con Mayte per l’album Emancipation, ma anche questa chiusa in cassaforte

LONDON, ENGLAND – OCTOBER 26: Prince memorabilia on display at the O2 Arena on October 26, 2017 in London, England. (Photo by Jo Hale/Getty Images)

In The Truth, album classificato come il primo acustico di Prince e distribuito in allegato al Crystall Ball, troviamo il titolo che probabilmente ha ispirato  il nome delle 3rdEyeGirl gruppo composto da Ida Nielsen, Hannah Ford e Donna Grantis, che ha accompagnato Prince dal 2012 sino al 2014. Parliamo di 3rd   combinazione tra un numero e un simbolo, altra prerogativa stilistica che spesso Prince utilizzava nello scrivere liriche o i suoi messaggi. Anche nei suoi ultimi album ci sono canzoni con titoli contrassegnati da numero: Phase One, accoglie 1000 X’s & O’s, che nella versione originale incisa ben ventitré anni prima si intitolava A 1,000 Hugs And Kisses, mentre in Phase Two si trova 2 Y. 2 D, possibile acronimo di 2 Young 2 Dare o di Too Young To Dare.

Tra i titoli più curiosi c’è 3 Nigs Watchin’ A Kung Fu Movie. Questa canzone fu una di quella che il pubblico presente alla Celebration del 2000, votò come brano da inserire in quello che doveva essere il Crystal Ball Volume II. Il seguito del Crystal non venne mai alla luce.

Source: The Vault

 

Compilation disponibile su Spotify con alcune delle canzoni citate nell’articolo

 

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