“The Beautiful Ones” by Prince and Dan Piepenbring

Annunciata già l’anno scorso, solo ora arriva una conferma con una data di pubblicazione della biografia di Prince. Realizzato in collaborazione con il giornalista Dan Piepenbring, il libro, che era in fase di stesura dallo stesso artista prima della sua prematura scomparsa, racconterà i suoi primi anni di carriera e delle sue visioni artistiche che gli hanno permesso di diventare uno dei più innovativi musicisti di sempre.

‘The Beautiful Ones’ by Prince and Dan Piepenbring
The long awaited Memoirs of Prince.

October 29th, 2019

From Prince himself comes the brilliant coming-of-age and into super-stardom story of one of the greatest artists of all time — featuring never-before-seen photos, original scrapbooks and lyric sheets, and the exquisite memoir he began writing before his tragic death.

The Beautiful Ones is the story of how Prince became Prince — a first-person account of a kid absorbing the world around him and then creating a persona, an artistic vision, and a life, before the hits and fame that would come to define him.

Link: amazon.com

Piano & a Microphone 1983. Il primo album postumo di Prince.

Piano & a Microphone 1983

Piano & a Microphone 1983. Questo è il titolo voluto dalla Warner Bros per il primo album postumo di Prince. La difficile scelta di cosa pubblicare tra la miriade di materiale recuperato dalla cassaforte della Paisley Park, è caduta su una vecchia TDK C60 datata 1983. Sul nastro della cassetta la registrazione di una rehearsal privata fatta nel suo home studio con il solo pianoforte Yamaha.

L’album è uno splendido viaggio attraverso idee, progetti ed esperienze che Prince stava vivendo in quel periodo. Ne sono la dimostrazione le schegge di un Purple Rain ancora a livello embrionale, un richiamo a A Case of You di Joni Mitchell e le tragiche strofe di Wednesday, canzone che doveva far parte dell’album Purple Rain, ma che invece fu tolta all’ultimo momento. A queste si aggiungono 17 Days, scelta successivamente come lato B di When Doves Cry e gli inediti Why the Butterflies e lo spiritual Mary Do not You Weep, primo singolo estratto e raccontato con un commovente video diretto da Spike Lee. Troviamo poi un’anticipazione di Strange Relationship, la versione completa la si potrà ascoltare solo alcuni anni dopo sull’album Sign o ‘the Times, a cui fa seguito International Lover, canzone che chiudeva 1999, il disco che Prince pubblicò nel 1982.

Sappiate che quando registrò questo nastro, Prince era già al lavoro per realizzare Purple Rain, il suo disco più rock, ricco di chitarre, percussioni e tastiere, in contrasto con le sentimentali note di un pianoforte. Piano & a Microphone 1983 amplifica questa contrapposizione, permettendoci di spiare l’artista nell’atto di comporre, arrangiare e creare in tempo reale. Lo schiocco delle dita, i commenti, la batteria suonata con la bocca e la divertente interpretazione di Cold Coffee and Cocaine con l’imitazione del suo alter ego Jamie Starr, sono le apprezzate dimostrazioni.

Questo articolo è pubblicato anche su prince.it

 

Anderson .Paak sul podio del Carroponte

Lo aspettavamo. Ieri si è esibito al Carroponte. È stato epico. No, ancora di più. È stato leggendario. Potremmo chiude qui il nostro commento al concerto di Anderson .Paak, ma non è pensabile. Bisogna aggiungere qualche giudizio per dar merito a quello che ha fatto. Il suo show non è un semplice concerto e non è minimamente paragonabile a quello di piccoli o grandi artisti (artisti!) trap, soul o pop che troppo spesso si pubblicizzano gratuitamente, senza troppi meriti a discapito di cantanti che andrebbero messi sul piedistallo. Lui è uno di questi e a dirla tutta sul piedistallo ci è salito veramente. Parliamo di quello piazzato sul palco, fronte pubblico, messo lì come un podio per permettere al campione di mostrare il suo trofeo. La sua musica.

Assistere ad uno spettacolo di Anderson Paak è, con riferimento ai suoi due album, l’equivalente di un viaggio che parte da Venice per arrivare sino a Malibu. Un percorso che attraversa i suoi due dischi ricchi di piccoli capolavori e grandi successi che Paak ha proposto e suonato con i Free National la band che lo accompagna ormai da alcuni anni.  Quasi un’ora e mezza di spettacolo, senza pause, che ha preso il via con Come Down, introdotta dell’invito in un quasi perfetto italiano “Milano, facciamo casino!!” Be di casino c’è ne stato fin troppo, sino alle ultime note di Lite Weight, Luh You e del bis The Dreamer. Tra questi titoli c’è stata l’occasione di apprezzare tutto quello che Anderson Paak rappresenta: una equilibrata quanto affascinante miscela di suoni hiphop, soul, funk e reggae interpretati tra salti e balli, intervallati con numerose sedute fronte batteria, strumento che conosce bene e che ha suonato per buona parte dei pezzi. La cosa affascinante è che l’interpretazione fatta da veri musicisti, si musica hiphop e RnB suonata da veri musicisti, gli consente di presentare i brani con arrangiamenti originali, di trasformarli in extended version, per poi riprenderli e riproporli con nuove improvvisazioni. Una bomba. Cose che cantanti simil Paak, followati con milioni di like, non riescono minimamente concepire.

Per i presenti, tanti per riempire l’area allestita del Carroponte, ma sempre troppo pochi per il personaggio, un’esperienza memorabile. Per gli assenti e per chi sottovaluta ingiustamente il nome di Anderson Paak, solo distacco emotivo e doppiaggio musicale.  Comunque noi ridiamo e scherziamo, ma mentre lui porta in giro per l’Europa il suo tour, c’è un certo Dr. Dre che è al lavoro dall’altra parte del mondo, Los Angeles, per completare il prossimo album di Anderson .Paak. Queste sono belle aspettative.

Khalid. Fenomeno RnB per la Generazione Z

Il suo nome è Khalid. Giovanissimo, classe 1998. Un solo album, quell’American Teen che gli ha permesso di vincere nel 2017 un MTV Video Music Awards come Best New Artist e di bissare per la stessa categoria ai Billboard Music Awards di quest’anno. Ha ritirato il premio come miglior album R&B agli iHeartRadio Music Awards e ha magistralmente chiuso la cerimonia dei Grammy Awards con una memorabile esibizione che l’ha visto protagonista con il rapper Logic nell’interpretazione di 1-800-273-8255.

Non avete ancora capito di chi stiamo parlando. Male, perché il personaggio in questione è il fenomeno e la promessa della nuova scena R&B, quella che entusiasma e che appassionerà gli appartenenti alla Generazione Z. Ragazzi che come lui sono nati a fine millennio. Ragazzi che socializzano via internet, che comunicano via Whatsapp e si presentano con le immagini pubblicate su Instagram. Lui ha milioni di followers, eppure a vederlo di persona, ma anche osservando le immagini che condivide, si ha l’impressione di un ragazzo estraneo a questo ambiente social. Sarà quell’aspetto gentile e cortese da perfetto vicino di casa. Non comporta da super star, anzi al contrario si presenta con estrema spontaneità. Non sembra seguire la moda e non ha neppure l’immagine del burbero ribelle, ma ha quel giusto atteggiamento che cattura e piace. Tutte sensazioni che si percepiscono attraverso la sua musica e che si apprezzano anche in scena, come è successo l’altra sera al Magnolia di Segrate.

L’anno passato ci siamo persi il suo spettacolo come opening act di Lorde. Questa volta non potevano farci sfuggire l’unica data italiana del suo Location Tour. Nessuno a fargli da apripista. Con lui solo una basica band composta da tastierista, batterista e chitarrista ai quali si sono aggiunte quattro ballerine. Alle 22.00 la sua comparsa on stage, accolta dalle grida dei trecento, o poco più, presenti. Età media da Generazione Z!

Khalid ha un’energia e una fisicità unici. Una voce versatile che si adatta alla perfezione sia alle note più basse che a quelle più acute, con una tonalità tutta particolare che lo rende riconoscibile tra i tanti. Sorriso splendente ed una miscela scenografica che ricordano il pathos di The Weeknd, e, forse per la capigliatura o per il dress-code che lo vede spesso indossare tute e pantaloni confortevoli, la simpatia di Kid’nPlay o The Fresh Prince of Bel-Air (raffronti che metteranno in difficoltà quelli della Generazione Z!). Ha conquistato la folla correndo, ballando e saltando sul palco per tutto lo show. Solo in occasione di suoni un po’ più tranquilli e personali, un esempio è stato Angels, Khalid si è seduto su di uno sgabello al centro del palco, come a voler concentrare l’attenzione del pubblico più sulla canzone che non su se stesso.   Repertorio forzatamente limitato il suo. Lo spettacolo si è sviluppato sui successi dell’unico album pubblicato (American Teen, Location, 8TEEN, Cold Blooded e Young Dumb & Broke) alternandoli con alcune delle canzoni che l’hanno visto protagonista come featuring (Silence, Love Lies e OTW). Tra queste anche una piccola sorpresa con Raining in Miami, presentata come una delle nuove canzoni del suo prossimo album.

Khalid è senza dubbio un artista in forte crescita, uno dei più influenti e richiesti. La sua esibizione ha appassionato ed è stato apprezzata. Tuttavia c’è ancora un lungo percorso per arrivare al livello successivo: serve una conferma con i prossimi album ed è necessario perfezionarsi con un po’ di esperienza live. Tutti obbiettivi che Khalid può raggiungere e comprovare facilmente. Questo gli permetterà di inserirsi di prepotenza in quell’elenco di artisti che somministrano ossigeno alla nuova musica R&B, quella che non suonerà mai nello stesso modo.

Questa recensione la trovate anche su theitaliansoul.com

“Provider” il nuovo brano firmato Frank Ocean

Ormai sembra essere diventata una consuetudine. Frank Ocean ha sorpreso nuovamente i propri fans in occasione della puntata numero 7 di BlondedRadio, trasmissione radiofonica che conduce su Beats 1, trasmettendo in anteprima un nuovo brano dal titolo Provider. Lo ha fatto a modo suo, sfidando la televisione e due appuntamenti importanti che si stavano svolgendo in contemporanea: lo show del MTV Music Video Awards 2017 ed il finale di stagione di Game of Thrones. Questo sembra non aver condizionato l’effetto sorpresa, che è comunque riuscito vista le reazioni sui social media che hanno subito messo in risalto la new.

Provider non smentisce il modo di esprimersi e di raccontarsi di Frank Ocean. Da una parte le liriche con tematiche basate sull’osservazione diretta e intenzionale dei propri fatti di coscienza, come se fosse sempre sotto esame per i sui comportamenti nei confronti della società, della religione, del sesso e di stesso. Dall’altra parte la sua voce, che si adatta al beat trasformandosi di strofa in strofa confermano la ragguardevole genialità interpretativa.

Il brano è stato immediatamente condiviso su Itunes e Spotify. Ad accompagnarlo anche un lyric video disponibile sul suo sito blonded.co.  Quello che si vede nel video e che trasforma il “mangiacassette stereo” portatile è il celebre Tom Sachs, visionario artista con la fissazione per lo spazio.

Anche noi vogliamo un Model 60 modificato!

 

 

Prince al 15th Anniversary del Saturday Night Live 1989

Quella del 24 settembre 1989 non è stata la prima ospitata di Prince al Saturday Night Live. In precedenza c’era stata l’esibizione del 1981 con una strepitosa versione live di Partyup. Quella seconda volta è stata altrettanto importante e significativa perché voluta in occasione della puntata che celebrava il 15° anniversario del celebre show satirico trasmesso dalla NBC. Un episodio del tutto particolare della durata di ben due ore e mezza, trasmessa non di sabato, come di consuetudine, ma di domenica e che ha visto ospiti speciali personaggi come Robin Williams, Billy Crystal, Tom Hanks e Dan Aykroyd.

Al fianco di Prince c’erano Levi Seacer Jr., Miko Weaver, Dr. Fink, Patrice Rushen e per la prima volta Candy Dulfer e Michael B. alle batterie, musicisti che negli anni a seguire saranno regolarmente presenti in occasione dei suoi concerti e show. L’enorme logo di Batman che troneggiava alle loro spalle era lì per ricordare l’omonimo film di Tim Burton, uscito un paio di mesi prima nelle sale cinematografiche e che aveva come colonna sonora l’ultimo album di Prince. La canzone suonata non fu la celebre Batdance, ma Electric Chair qui proposta in una versione passionale, aggressiva, esuberante ed estremamente rock. I riff sono creati dalla sua Cloud Guitar Blue e dalla Model C Guitar White in quella occasione suonata da Miko Weaver. La corista alla sulla destra era Margie Cox mentre dietro ad una delle due tastiere c’era Patrice Rushen che aveva già collaborato in passato con Prince. Il sintetizzatore che si sente in Bamby, celebre brano di For Your, è suonato da lei. Prince desiderava averla nella band che stata mettendo insieme per il Nude Tuor che sarebbe iniziato nella primavera del 1990. Purtroppo non accettò e la loro collaborazione si limitò all’apparizione al Saturday Night Live.

Electric Chair è la seconda traccia dell’album Batman. Non è mai stata pubblicata come singolo, ma una versione remix realizzata da William Orbit, la troviamo come b-side di The Future, il quinto ed ultimo singolo promozionane dell’album, singolo distribuito solo in Europa.