33 CANZONI per le quali ho amato la musica di Prince

Chi scrive questo post non è il sottoscritto. L’autore ed ideatore di questa personalissima raccolta dal titolo “33 CANZONI”, è Fabrizio Venerandi, genovese, scrittore, poeta, docente, programmatore e cofondatore della casa editrice digitale Quintadicopertina. Già pronto il suo prossimo romanzo dal titolo “PÈCMÉN”.

Tra tutte le sue inesauribili attività, ha trovato anche il tempo per ascoltare e per diventare un grande fan di Prince. In mezzo alle centinaia di canzoni che ha scritto e pubblicato nel corso della sua carriera, Fabrizio ne ha scelte trentatré (piu una) con le quali ci racconta tanto di Prince, ma anche qualcosa di sé stesso. Ne rimarrete affascinati.

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33 CANZONI per le quali ho amato la musica di Prince

Il primo disco che ho comprato nella mia vita è stata la sigla di Candy Candy, il secondo la colonna sonora di Ghostbusters, il terzo Parade di Prince, 1986.
Sono stato sfortunato: Parade è il più bel disco di Prince in assoluto. Farfalle nello stomaco. All’epoca sconbussolò tutto quello che sapevo del pop, ovvero Candy Candy e Ghostbusters. Ma anche altre cose che sentivo. È stato il disco che mi sono chiuso in camera, l’ho messo sul piatto, ho messo la puntina e dopo un pò che sentivo il primo pezzo è sbucata la testa di mio padre che mi ha detto, mi spiace Fabrizio, è fallato, domani lo andiamo a cambiare, e io gli ho detto non è fallato è Prince, è proprio così.
Da lì in poi Prince ha fatto more or less un disco all’anno e io l’ho sempre seguito con un affetto che dopo un pò è diventato patologico, ma comunque la mia vita è scandita dall’album di Prince contestuale agli avvenimenti.
Ho scoperto Lovecraft con Parade. Ho lasciato la casa dei miei con O)+> Mi sono innamorato all’epoca di Come. Sono caduto da un muro con Gold Experience. Ho tamponato un tumore della pelle con Emancipation. Ho cambiato casa con Crystal Ball. Ho preso la mia seconda casa in affitto con Kamasutra. Ho fatto i lavori di ristrutturazione con Rave. Ho fatto un figlio con The Rainbow Children. Ho fatto un secondo figlio con Musicology. Ho sofferto, male, con 20ten. Ho sperato di uscire dall’abisso con Art Official Age.
Tutta la mia vita, dai sedici anni in poi, ha avuto come colonna sonora il disco che Prince avrebbe fatto uscire quell’anno. Trenta anni di colonna sonora, rinnovata di anno in anno. Nel 2016 non è morto solo Prince, è morto qualcosa senza forma e senza tempo che ormai faceva parte di me, mi circondava, mi aspettava. Non piango quello che è stato, piango il non aver mantenuto quella promessa implicita di continuare a comporre la mia colonna sonora fino alla mia morte.

Eppure ci prova ancora, a distanza. Continuano ad uscire le cose che aveva chiuso nella sua cassaforte e si mescolano con quelle del passato. Ne ho scelte 33 (più una), nuove e vecchie, che fanno ormai parte della mia memoria, che sono simboli delle grandi cose musicali che ha fatto e che – spesso – nessuno conosce. Sono i paletti che ha infilato nella sabbia per delimitare il suo grande ambiente musicale nel quale siamo passati, camminando, ballando, guardandolo mentre urlava, si buttava per terra, si rialzava e ci sorrideva.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #1    “Crystal Ball”
Tenuta al caldo in bootleg per un decennio buono, Crystal Ball era la prova che il nostro poteva fare cose lontanissime dalle canzoni pop che arrivavano alla radio. Una cantilena che si reinventa per dieci lunghi minuti con variazioni di ritmo, timbrica, diversi assoli dei musicisti, inserti sinfonici e suoni di sirene in lontananza. Finalmente rilasciata nel 1998.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #2   “Way Back Home”
Way Back Home è stata una folgorazione. In un periodo che pensavo che ormai Prince stesse facendo le fotocopie di se stesso senza fantasia, mi ritrovavo a sentire per la prima volta questa piccola gemma con lo stessa paura di un tempo che la canzone finisse troppo presto o troppo tardi. Invece Way Back Home è perfetta: la batteria costruita su un reale battito cardiaco, le voci del coro arrangiate con cura, la sua voce che – a tratti – sembra *davvero* fragile. Lo so che non lo è davvero, che finge come sempre, ma qua ha finto bene. 2014, il suo ultimo concept album.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #3    “Kamasutra”
Kamasutra è un cd che mi è arrivato allegato ad altri quattro, faceva parte del pacchetto Crystal Ball, tre cd di inediti, uno nuovo acustico e questo coso: un balletto/suite strumentale fatta con tastierine midi, qualche fiato qua e là e talvolta un’orchestra vera. Una cosa oggettivamente imbarazzante in più punti ma che ho amato tanto, soprattutto questa title track che invece è davvero compiuta: dodici minuti in cui Prince lancia un tema al pianoforte, lo riprende, ci gioca, cambia il ritmo, lo fa diventare il nucleo di un balletto per la moglie, lo intermezza con altri temi, lo riprende ancora con altri strumenti e lo lascia andare. Un po’ cafone, un po’ barocco, un po’ caciarone, un po’ no. Un altro non lo avrebbe fatto, ecco, un altro musicista pop anni ottanta non si sarebbe messo lì a fare una cosa del genere, è stato uno dei tanti giri di boa del nostro.
Fun fact: è stato suonato live al mio matrimonio.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #4   “East
Prince ha sempre avuto questa quarta parete di cartapesta: faceva musica pop andando al limite del pop e mostrando che dietro la sua musica “semplice” c’era un lavoro della madonna e che – prima di essere una icona pop – il nostro era un musicista.
Gli sarebbe bastato allungare il passo per entrare in questa altra dimensione, solo che il passo non lo faceva (quasi) mai. Dovevi intuire la sua grandezza e la sua capacità di sperimentare, ma sempre all’interno di un ambito pop commerciale, per quanto tradito e allargato.
Ecco, East è una delle rare controprove: Prince abbandona l’ambito pop senza nemmeno girarsi e mette assieme 14 minuti di fusion, sperimentazione, echi orientali, improvvisazioni jazz. Con dei musicisti con i controcazzi (specie Renato Neto) fa terra bruciata di tutti i pezzetti fatti con batteria elettronica e i quattro accordi base del pop radiofonico.
East è stato un personale regalo, il pezzo mancante di un puzzle che avevo sempre sperato che prima o poi sarebbe venuto fuori, ma che temevo fosse finito sotto qualche tappeto e poi scopato via.
Contenuto in N.E.W.S. (2003)

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #5    “Alexa de Paris”
Ascoltando Prince negli anni ottanta scopro che oltre ai dischi c’è una seconda discografia che è quella dei b-side. Per ogni singolo, sul retro del vinile, c’è un nuovo pezzo che non è presente sull’album e che spesso è più interessante dei brani usciti nel long-play.
È il caso di Alexa de Paris (1986), un b-side talmente b-side che non finisce nemmeno nella raccolta dei b-side pubblicata negli anni novanta. La prima volta che lo ascolto rimango incantato: un pezzo interamente strumentale, dominato dalla chitarra, fondamentalmente pop, che in due o tre momenti fiorisce, si spezza, cambia ritmo, per poi riprenderlo e perdersi in piccoli verseggi di chitarra elettrica. La batteria segue il pezzo e ogni tanto fa dei rullanti così elettrici.
Scherzosamente lo chiamo la Peaches en Regalia del nostro, fatte le debite proporzioni.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #6    “Xpedition”
Nel curioso e bislacco periodo “indie” di Prince il nostro ad un certo punto produce cose che poi non fa uscire, o di cui butta alcuni brani e poi cancella, fa singoli di album inesistenti e presenta scalette di raccolte che non vedranno mai la luce.
Di tanto in tanto, per fortuna di questo subbuglio qualcosa emerge davvero come Xpectation (2003), un altro disco con pezzi solo strumentali, uscito solo in forma digitale. Il disco era molto discontinuo, con Prince che giocava a fare del jazz/fusion con la sua band, buttava dei temi, ci improvvisava sopra, e chiudeva il brano prima che potesse diventare una cosa troppo seria.
Tra le notevoli eccezioni il pezzo di chiusura, Xpedition, che rimane una nascostissima gemma del nostro. Un pezzo meno “pop/easy listening” in cui si sente davvero il lavoro della band , per l’occasione supportata dalla violinista Vanessa Mae e nel quale la “follia” compositiva di Prince trova una migliore efficacia musicale.
Un brano in crescendo che si chiude, cupo, con il vagito/pianto di un neonato che urla disperato: unica voce umana in tutto l’album.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #7    “Tamborine
La prima volta che ho ascoltato Tamborine, lo ricordo come se fosse oggi, ero seduto in sala, cuffiette e audiocassetta di Around The World In A Day appena sfasciata che girava mentre avrei — in teoria — dovuto studiare greco antico, ma non ce la facevo perché quell’album mi aveva completamente preso.
Ricordo anche, con un certo imbarazzo oggi, che presi il mio diario scolastico e scrissi una poesia dedicata a Prince, ogni verso era riferito a una canzone dell’album e ogni verso era scritto in un colore diverso, avevo all’epoca una di quelle penne multicolori che mi hanno sempre aiutato un sacco a studiare e restare concentrato, certo.
Tamborine era la mia preferita, parla di Prince che è da solo in camera, ha sogni erotici e gioca con il suo tamburello, tema priapico che al venerandi sedicenne piaceva parecchio, e la cosa che mi fa ancora oggi impazzire di Tamborine è che è vero, Prince è chiuso in studio che ha i suoi pensieri sporchi, e gioca con i suoi tamburelli, perché tutte le voci che si sentono cantare, i cori, gli urletti, il basso, i battiti delle mani, i fischietti, i cimbali e la batteria che sotto rulla, sono tutti Prince che da solo in studio sovraincide se stesso fino a fare questa canzone claustrofobica, carica di feromoni che – se la senti in cuffia – ti entra direttamente in testa.
E la struttura è anche bella, sale di intensità, i cori si innestano all’improvviso, fuori tono, e poi spariscono, il pezzo a un certo punto sembra finire, le voci cadono le une dopo le altre e poi invece torna la voce più maschile che continua a cantare e urlare e cambiare ancora genere: è puro, piccolo, sporco funky.
Fun fact: a molti princiani il pezzo non piace.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #8    “3′ Chain ‘O Gold”
Dopo il trittico Batman, Graffiti Bridge, Diamonds & Pearls avevo deciso di smettere di ascoltare Prince. Era il momento giusto. Tre lavori consecutivi poco ispirati, con canzoni interessanti, ma d’archivio, e pezzi inconsistenti e – soprattutto – prevedibili. Basta, mi ero detto, evidentemente quello che poteva dire l’ha detto.
Così il disco dopo, O)+>, non l’avevo nemmeno comprato. Ero andato da quei negozi in cui – all’epoca – si potevano affittare i cd per copiarseli, lo avevo riversato su cassetta ed avevo girato Genova ascoltandolo in walkman. E – cazzo – O)+> era il disco giusto per riconquistarmi.
Un disco che non ha titolo, ma un simbolo, O)+>, un concept album musicalmente cupo in cui ogni canzone sembra venire da un genere musicale diverso, dal rap al jazz e dove – in mezzo – svetta uno dei tanti unicum di Prince: un frammento di una rock opera che non è mai stata girata.
3′ Chain ‘O Gold è stato il pezzo che sono tornato a sentire Prince. Inizia con voce e piano, ma subito il tema cambia e si innesta un breve momento strumentale, cambia ancora il tema, si inseriscono dei cori, cambia ancora i tema con i flauti e chitarra elettrica, torna la voce, accompagnata questa volta dagli strumenti e dall’orchestra. Il tema smette ancora per poi riprendere con una seconda parte strumentale più cupa della prima; tutto si ferma all’improvviso e la musica cambia completamente: voce e piano ritmato, su cui rapidi si innestano dei cori a salire e scendere, con alcune note fuori scala, per poi risolversi con la frase – beffarda- “this is the best day of my life”. Da lì in poi, si riprende uno dei temi della prima parte con cori russi, chitarrona elettrica, sospiri e urli.
E io lì, nel mezzo di Genova, che cerco il primo negozio aperto per comprami immediatamente il cd.
Scherzosamente la definisco la Bohemian Rhapsody di Prince.
Fun fact molti fan di Prince la detestano, letteralmente.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #9    “Annie Christian
Succede che i miei compagni di classe al liceo classico, per il mio compleanno mi regalano un vinile. In classe, eh, perché io non li avevo invitati a nessuna festa, e loro mi regalano Controversy, un disco di Prince del suo periodo pre 1999, non uno dei miei preferiti all’epoca, ricco di pezzi funky e soul, ma con poco pop, poca psichedelia e poco rock.
Controversy – da questo punto di vista – è un disco strano, di passaggio, ci sono cose che mi piacciono più dei precedenti e in mezzo c’è Annie Christian che è un altro dei paletti limite della musica di Prince: una sorta di punk rock minimalista con echi new wave che con un arrangiamento diverso non avrebbe sfigurato in un album dei The Cure.
La voce di Prince, in genere molto pulita, qua è registrata con un forte rumore ambient, distorta, i cori sono leggermente fuori sincrono, la batteria sembra non partire mai davvero, crea un tappeto su cui si innestano tastiere e suoni, la chitarra elettrica si perde in diversi assoli in minore.
Il testo non parla, è una novità, di Prince che ama qualcuno o qualcosa, o di Prince che vuole fare sesso con qualcuno o qualcosa, ma immagina questo personaggio che ha ucciso un ragazzo nero, poi John Lennon e che vuole uccidere Reagan, i cori inneggiano al controllo delle armi, alla sedia elettrica all’ABSCAM.
È un pezzo atipico in tutti i canoni della musica princiana che apre la strada a un discorso più politico della musica del nostro che verrà poi sviluppato con America, Sign “O” The Times e molti altri ancora negli anni successivi.
Come tutti i pezzi di confine, lo amo dal primo ascolto.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #10    “Do U Lie?
Parade è stato il mio primo LP ed è stato un inizio complicato perché Parade è un disco pieno di cose contraddittorie e strane: con un singolo civetta come Kiss dentro tiene stranezze esotiche e sperimentazioni timbriche che Prince mai più ne farà di simili.
Come Do U Lie? che fa parte da sempre di qualunque medley di Prince io facessi. Attirato dal funk falsetto e batteria elettronica di Kiss mi ero trovato dentro un ironico pastice, una cover di un brano da balera anni ’40 che però nessuno aveva mai scritto.
Introdotta da una filastrocca in francese sussurrata da una bambina la voce di Prince, in questo pezzo, è perfetta, passa dal basso al falsetto tirato, giocando sulle sfumature e supportato dai cori sognanti di Wendy e Lisa.
È il Prince giocoso, felice e un po’ cretino, credo che da questo punto di vista il 1986 sia stato il momento più alto di questa creatività e di questa idea di una libertà espressiva totale, in qualunque direzione possibile.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #11    “The War
Prince che a Minneapolis inizia un brano/sermone di oltre quaranta minuti, editato a ventisei, si sdraia sotto alla tastiera e inizia a recitare versi sul governo e sul microchip che abbiamo innestato nella nuca, sul rinnovamento che viene dagli elementi della natura, mescolando Matrix e la bibbia, il tutto su una base semi improvvisata fusion/funky, piano e tastiere splendide e con un cupo assolo finale di chitarra elettrica e batterie elettroniche.
È The War, brano live firmato come The New Power Generation, rilasciato prima come file Real Audio in bassissima qualità (è il 1998), poi come progetto di cd copiato a mano con una catena dei fan, poi come cassetta allegata al Crystal Ball, poi, decenni dopo, anche in forma digitale.
È uno di quei pezzi unici di Prince, o lo ami o lo odi, una cavalcata sonora di mezz’ora che si dilata ogni minuto che passa, mutatis mutandis potrebbe essere un pezzo dei The Doors, passatemi il paragone.
Ottimo per i lunedì mattina, quando si è dormito poco.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #12    “The Question of U
Brano infilato dentro al suo disco più brutto di sempre, The Question of U è un piccolo gioiellino ambient-dark, una canzone della ninna nanna che nessun bambino vorrebbe sentirsi cantare, un assolo di chitarra elettrica nel mezzo che Santana gli hanno fischiato le orecchie, un clavicembalo che sembra uscito da un intermezzo mozartiano, e poi le timbriche, quei cori cupi e quel battito di mani che non riesco a non associare a un vecchio pezzo dei Pink Floyd.
Uno di quei pezzi talmente perfetti che se sposti anche solo una nota rovini qualcosa. Fun fact: nei live Prince iniziava il brano suonando al pianoforte, finito il cantato saliva sul pianoforte in piedi e suonava la chitarra elettrica, e nella coda mollava tutti gli strumenti e si metteva a ballare aggrappato a un palo di metallo, come una showgirl.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #13    “Bob George
Un disco con la copertina completamente nera e senza nemmeno il nome di Prince che viene ritirato e distrutto pochi giorni prima della messa in vendita, bootleg che iniziano a girare con dentro questo curioso pasticcio di musica funky e in mezzo Bob George, un pezzo in cui si racconta di un gangsta che scopre che la sua donna se la fa con il manager di Prince, (forse) la uccide, e poi parte per uccidere anche il manager. Viene inseguito dalla polizia e ammazzato durante la fuga.
Al primo ascolto ci si chiede chi sia il cantante, è completamente diverso da Prince, è una voce bassa e roca, ricorda un po’ quella di Miles Davis. E invece è Prince con la voce alterata in studio. Decelerata. Anche la voce dei poliziotti è sempre quella di Prince, questa volta accelerata.
Tutto il resto è batteria elettronica, follia, rumori di chitarra elettrica, suoni di voci accelerate, risate campionate, sirene, pistole laser. Uno dei quei brani che se un musicista li fa poi li cancella o li nasconde nel fondo dell’archivio.
E invece Prince, lo stesso anno, fa questo pezzo live, decelerando la voce direttamente dal palco, travestito, usando il microfono come pistola e “recitando” l’intera storia sul palco e usando i musicisti come poliziotti.
Un altro brano di confine, tra pastice e sperimentazione, tra avanguardia e funk-opera.
Fun fact: per gli arzigogoli contrattuali che Prince stabiliva con le major, l’intero album è ancora fuori catalogo, anche in digitale

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #14    “Purple Rain
Metto le mani avanti: non amo moltissimo Purple Rain, il disco, e oggi, quando in un live inizia Purple Rain, la canzone, regolarmente skippo. Perché l’ho sentita davvero troppe volte, cantata in imbarazzanti playback solitari, troppe volte, vista animare le labbra di ragazze che amavo, troppe volte. Ho raggiunto il numero massimo di volte che una persona può ascoltare Purple Rain sentendo davvero la canzone e non i ricordi di tutte le volte in cui l’ha già ascoltata.
Ma è stata una canzone che ho amato, la prima volta che l’ho ascoltata e – paradossalmente – pur essendo il suo più grande successo commerciale e il brano che tutti associano a Prince, credo che sia una canzone atipica di Prince, uno dei tanti brani borderline del nostro. Io credo che davvero nessuno, dopo aver ascoltato i cinque dischi precedenti di Prince, potesse anche lontanamente immaginare un brano come Purple Rain, con quella voce, con quell’arrangiamento e quella strumentazione.
È un brano unico e che anche Prince ha tentato più volte di reinventare, in altre canzoni manifesto, che alludono a una pacificazione corale, senza riuscirci: Still Would Stand All Time, Gold, The Holy River. Pezzi diversissimi fra loro ma che IMHO avrebbero voluto riprendere l’epica che Purple Rain ha.
È un unicum particolarmente efficace a riuscito, una canzone country/rock che si sporca di pop e di funky, perde la mascolinità tipica del genere grazie alla voce del nostro che cambia tono, urla, geme. È una spallata alla musica “maschia” del periodo, ma data con le spalline finte delle giacche anni ottanta.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #15    “Positivity
La prima volta che ho ascoltato Positivity, in cassetta, in cuffia, credo di essere rimasto incollato al letto dove – in genere – ascoltavo gli album per la prima volta.
Suoni, una batteria elettronica, la voce di Prince con tono grave che quasi parla, cori che si innestano, una voce femminile che dice “yes” ogni volta che qualcuno dice Positivity. La chitarra sul fondo che prende a fare assoli mentre i cori diventano sempre di più, cambiano le melodie del pezzo principale, la voce di Prince declama cose, improvvisamente si mette a cantare una specie di nenia orientaleggiante, per poi passare a un proto-rap e suoni di acqua, la batteria elettronica sparisce, arrivano bonghi, Prince ritorna con il suo tono grave, “don’t kiss the beast, be superior at least”, ma è anche impastato nei cori che sono l’unica cosa che rimane mentre tutti gli altri pezzi della canzone vengono portati via e resta solo il rumore dell’acqua e una tastiera che appare per la prima volta a chiudere il pezzo.
L’album finisce e venerandi è lì nel letto, 1988, a chiedersi, ma tutto questo cosa è? Non c’era niente di commerciale, niente ritornelli, niente, accordi base, qua era tutta invenzione e voglia di fare vedere.
Fun fact: dopo questo pezzone avant-garde che chiude Lovesexy e che fa pensare che Prince sia un genio assoluto, il nostro inanellerà tre album goffi, irrisolti e pacchiani di seguito.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #16    “Family Name
Questo The Rainbow Children è stato il ritorno di Prince dopo diversi anni nei quali, per firmare i suoi lavori, aveva usato nickname, simboli, pseudonimi, un lavoro incredibile composto quasi interamente da solo, un concept album sugli egizi, sulla religione e sulla libertà.
Alcuni frammenti erano stati pubblicati negli npg ahdio, e l’intero album venne rilasciato, un enorme MP3, a tutti gli iscritti al suo club, qualche settimana prima dell’uscita in alcuni negozi.
L’album ebbe una diffusione limitatissima, era un disco fuori moda, come tematiche e come suoni, in alcuni punti davvero speriementale, e senza hit single all’interno. Era semplicemente Prince che faceva quello che voleva.
Tra i brani, Family Name, un pezzo sulla libertà con chiarissimi riferimenti razziali, che inizia con un lungo intro con voce computerizzata (al basso è Prince) che si evolve poi con un brano in cui il nostro passa dal falsetto al tono grave e termina poi con schitarrate elettriche, voci che decelerano e accelerano, cambi di ritmo, improvvisazioni strumentali.
La prima volta che lo ascoltai tutto intero, scaricato l’enorme MP3, ecco, provai qualche emozione.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #17    “Joint 2 Joint
Joint 2 Joint è un pezzone pop-funky annegato in mezzo al triplo Emancipation, è uno di quei pezzi in cui Prince inizia a mettere cose dentro, le accosta, la sua voce bassa, la tastierina, campionamenti, poetesse che declamano versi, gente che balla il tip tap, continui cambiamenti di arrangiamento che ogni tanto devi controllare che non sei finito nella canzone dopo, pezzi recitati masticando cereali, insomma, il gioco e il divertimento.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #18    “All My Dreams
Ho sentito questa canzone per la prima volta negli anni novanta, in uno dei tanti bootleg che circolavano con gli inediti rubati al vault del nostro: ho ascoltato credo una sola volta il pezzo, poi ho messo via il cd e l’ho restituito a chi me lo aveva prestato.
“Te lo sei copiato?” mi aveva chiesto e io avevo scosso la testa, avevo detto di no. “All My Dreams: quella canzone è troppo bella. Non mi voglio rovinare l’ascolto. Aspetto che la pubblichi ufficialmente in hi-fi”.
Ho aspettato a lungo: il pezzo è uscito solo l’anno scorso.
All My Dreams era il Prince buffo e folle, la voce microfonata, decelerata nel lungo monologo della parte centrale, il pop beatlesiano che diventa una cupa improvvisazione jazzata per poi tornare alla solarità della musica leggera in chiusura del tutto. E quell’urlo a chiudere i cori parossistici di Wendy & Lisa: ‘don’t ever lose, don’t ever lose, don’t ever lose your dreams! yeah!” e poi la canzone finisce, ecco l’ho sempre sentita come un (ingenuo) invito a credere in se stessi, ai sogni che si hanno dentro, quelli positivi ma anche quelli con cui facciamo a pugni, che cercano di trascinarci verso il basso.
Era anche, All My Dreams, il segno tangibile di un secondo Prince nascosto, un secondo Prince che stava componendo una seconda discografia alternativa a quella ufficiale, pari se non superiore a quella pubblicata per qualità e quantità che rimaneva nascosta a tutti, rinchiusa nel suo Vault e che – prima o poi – saremmo riusciti ad ascoltare.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #19    “The Truth
Quarto cd del quintuplo Crystal Ball, The Truth era un disco semiacustico completamente nuovo. Prince abbandonava le strumentazioni dance-hip hop di tanta sua produzione contemporanea e si metteva a fare languide ballate anni settanta, curiosi pezzi con i bonghi, elettrici inni all’alimentazione vegana.
Un album che – ancora oggi – rimane un unicum, irrisolto come al solito, ma l’ennesima sfaccettatura del dado a cento facce che era Prince.
Nessun brano spicca in questa amalgama, The Truth è un pezzo blues, chitarra e voce, potrebbe benissimo uscire da un disco ddi John Lee Hooker, ma avrei potuto mettere Circle of Amour o Don’t Play Me o 3rd Eyes. È il disco nel complesso che ho ascoltato in loop continuo per anni e anni. È stato per lungo lungo tempo il mio disco preferito di Prince.
Fun Fact: il giorno del mio compleanno primogenito unenne ha spezzato il mio cd originale in due parti. Fun Fact: il prossimo 12 giugno, giorno del mio compleanno, viene stampato per la prima volta il vinile. Fun Fact: non ho una piastra per vinili.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #20    “All The Critics Love U In New York
Prince che parlotta per cinque minuti intervallato da sirene, voci microfonate, schitarrate elettriche, e di tanto in tanto dal titolo della canzone incastonato nelle nove note che sono di fatto l’unica melodia di tutta la canzone. E suoni: la batteria elettronica, e quella specie di suoni random che fanno fa ritmo e armonia assieme.
Una rara alchimia tra gioco, ritmo, sperimentazione e musica.
Scherzosamente la definisco la canzone “à la Talking Heads” princiana.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #21    “My Computer
Che dire, Prince che nel 1996 descrive la voglia di connettersi in rete, trovare persone sconosciute con cui parlare, sentire il senso di avere un figlio come qualcosa di nuovo e di grosso, non avere nessuno a cui voler telefonare, non sentirsi riconosciuti per quello che si fa, e allora cercare online qualcosa per stare meglio, per avere una vita migliore.
Una cupa canzone pop che sembra allegra e che sul finale, alle parole “a better life” si inceppa, come se il disco si fosse rigato, continua a tornare sulla stessa frase, ma solo la voce è rimasta incastrata in questo loop, tutto il resto degli strumenti continua invece a suonare, cambiando ritmo e adeguandosi al ripetersi infinto di “a better life” finché, in chiusura, la voce campionata dal programma mail di AOL dice “goodbye” e il pezzo si chiude.
Amatissima dal venerandi telematico. Fun fact: annegata tra le voci del coro, tra un Prince e l’altro, c’è Kate Bush.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #22    “Come
Undici minuti in cui Prince elogia i benefici del cunnilingus, in un mischione di funky e fiati jazz, lunghi interludi strumentali, coretti finali in zona orgasmica: Come è uno degli a-tipici pezzi urticanti e deliziosi di Prince.
Infilato in apertura di un album omonimo tra i meno commerciali e meno conosciuti del nostro, lo sentivo in continua ripetizione camminando sul lungomare ligure, cuffie alle orecchie e Walkman a pile che arrancava nascosto nel costume.
Fun fact: ne esiste una seconda versione, mai uscita ufficialmente, molto più brutta ma che i fan amano molto più di questa. Diteglielo anche voi: state sbagliando.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #23    “Welcome 2 America” 
Ricordo ancora come se fosse ieri la prima volta che ho sentito questo pezzo perché l’ho sentito per la prima volta l’altro ieri.
Ecco Welcome 2 America non è davvero uno dei miei pezzi preferiti di Prince, ma lo è diventato: è l’esempio di questo talentuoso ragazzone fuori dal mondo che fa musica sempre, continuamente, butta le idee, le realizza, e poi le chiude in capsule del tempo, era una sua immagine, così nel 2021 si apre questo viaggio indietro di 10 anni.
Forse nel 2010 questo pezzo mi avrebbe fatto incazzare e mi avrebbe intristito perché è bellissimo ma dura troppo poco. E mi avrebbe preoccupato vedere che Prince iniziava a usare altre persone per i cori dei suoi pezzi perché la sua voce – eh ragazzi – si invecchia.
È bellissimo perché è Prince che gioca, cambia le regole mentre la canzone procede, fa politica con giochi di parole infantili ma efficaci (“Land of the free, home of the brave, Oops, I mean: Land of the fee, home of the slave”), sfotte la Apple, ribadisce la sua balorda idea teocratica. E perché, ancora, cambia direzione: via Purple Rain, via Kiss, via dagli Hit Single per fare un po’ quello che gli passava per la testa, le sue inquietudini.
Dieci anni fa mi avrebbe fatto incazzare, oggi è diverso. Oggi è il simbolo di come i relitti che ci lasciamo attorno aiutino a tenere in vita un simulacro di quello che siamo, una specie di sosia di cartapesta e talento che sembra ancora muoversi e fare suoni dalla bocca.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #24    “When the Lights Goes Down
When the Lights Goes Down è un brano che mi sono sempre immaginato con Prince in un pianobar, di notte, che inizia a suonare in una sala vuota questo pezzo strumentale jazzato, ma poi inizia a cantare, in presa diretta, quasi un live in studio. Canta, con un falsetto strano, un falsetto cupo in alcuni punti, e poi riprende a suonare e il pezzo torna a a essere strumentale e si chiude.
All’epoca era uno dei pochissimi pezzi di musica “reale” di Prince, non sovrastato dalla sua abilità nell’arrangiare e nell’iperprodurre i brani. Era un pezzo meno pop e musicalmente più maturo rispetto a tante altre cose che faceva. Era poi infilato in un disco stranissimo, una raccolta di pezzi pop-jazz inediti, composti per buona parte anni e anni prima. L’ennesimo tassello del fare musica di Prince che – di lì a pochi anni – avrebbe avuto altre esplorazioni più consistenti.
Fun fact: il disco esce nell’agosto del 1999 per la Warner Bros e Prince, non solo non lo promuove in alcun modo, ma lo boicotta facendo uscire un altro disco (questa volta smaccatamente pop) per la Emi due mesi dopo.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #25    “La, La, La, He, He, Hee
Probabilmente nella mia incessante ricerca di cabinati di videogame mi ero spinto fino al bar di Piccarello dove, una mattina, avevo scoperto che nel Jukebox c’era Sign “O” The Times, singolo appena uscito e presente in tutti i Jukebox dell’epoca, ma “dietro” il 45 giri non c’era una qualche altra hit del momento, ma c’era un secondo pezzo di Prince, La, La, La, He, He, Hee.
Ora, La, La, La, He, He, Hee sulla mia cassetta di Sign ‘O’ The Times, un doppio peraltro, non c’era. Era un pezzo stranissimo, con la voce di Prince che dice di essere un cane, suoni di cani che abbaiano, sax, arrangiamento e cori piuttosto atipici. Morale della favola: mi facevo due o tre volte al giorno il percorso Sant’Olcese Chiesa – Piccarello per sentire i tre minuti e rotti di quel strano b-side del 1987.
La cosa non poteva durare a lungo: ad un certo punto mi spingo fino a Genova e trovo dentro Pink Moon, non il 45 giri di Sign ‘O’ The Times, ma il 33 giri, cosa strana che succedeva all’epoca, ora non esistono più. In pratica si trattava di singoli, ma incisi su un vinile grosso, in modo da poter contenere più roba: altri inediti, o remix.
Ecco, il b-Side di Sign ‘O’ The Times conteneva La, La, La, He, He, Hee, ma non durava tre minuti e rotti come quella del Jukebox, ne durava quasi undici.
Sul vinile di casa quindi mi riascoltai i tre minuti del pezzo che conoscevo io, e poi il resto: altri sette minuti di follia. Jam session, assoli di basso slappato, il ritornello riproposto sempre in nuove deformazioni, momenti di pausa, suoni di gong, riff di chitarra ritmica, fiati e coretti semi improvvisati.
Una canzone nata, scoprii anni dopo, come scommessa era diventata una lunga esplosione pop-funky. Da lì in poi iniziai ad accaparrarmi tutti questi 33 giri “singoli” che contenevano le versioni “lunghe” dei b-side e talvolta anche degli “a-side”, con code inedite, inserti e veri e propri rifacimenti. Era come entrare nel laboratorio princiano dell’epoca e sentire i pezzi interi di quelli che poi, mutilato, finiva in radio.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #26    “Irresistable Bitch
Questa canzone è un po’ il simbolo delle canzoni musicalmente torride di Prince, non dico tanto per i testi, ma il groove funky sul quale il nostro costruiva delle vere e proprie piccole jam session live: Irresistable Bitch, Sexual Suicide, Mutiny…
Di questi pezzi mi piace l’invenzione, la timbrica degli strumenti (cosa, questa, che a un certo punto Prince del suo percorso perderà completamente di vista) i cori che sembrano armonicamente “sbagliati”, i suoni atipici come – in questo – le campane campionate, e l’uso suo della voce che prova sempre nuovi modi per essere usata, qua in un parlato ritmato protorap.
Non uscirà in nessun disco, sarà un curioso b-side del 1983, un anno prima dell’uscita di Purple Rain.
Questa roba, una volta che i singoli erano usciti di vista, girava tra gli appassionati in costosissime cassette manufatte che qualcuno faceva girare, cariche di rarità, outtake e frammenti live, ed è in una di queste che l’ho sentita per la prima volta, fine anni ottanta con tutti i bias del chromo.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #27    “June
Le canzoni in cui capisci che davvero Prince sta parlando di se stesso si contano sulle dita di una mano. Ottomila canzoni stimate, ma quelle che davvero in cui confessa qualcosa di se stesso sono pochissime. Il resto è recitazione, personaggi, sovracostrutti.
June è una di queste, cupa, amara, fuori dal tempo.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #28    “Free Urself
L’ultimo singolo rilasciato da Prince, con il quale riusciva a ricreare, nel 2013, le evanescenti atmosfere pop dei Revolution.
Singolo di un album, HIT’N’RUN PHASE III, mai uscito.
Era l’ennesimo segnale di quello che mi sembrava un nuovo periodo magico aperto da Art Official Age e seguito da diversi lavori sperimentali, ricchi, scoordinati.
Quando era uscito lo avevo ascoltato e avevo pensato, niente, riesce comunque a stupirmi ancora adesso a trenta e rotti anni di distanza. Chi lo avrebbe detto che sapesse fare ancora una cosina del genere?
E mi ero messo in attesa dei segnali dell’uscita dell’HIT’N’RUN PHASE III, le notizie, le tracklist che iniziavano a circolare, prima che tutta questa fonte di interesse, questa grossa massa di energia, si fermasse, così, all’improvviso.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #29    “The Ballad Of Dorothy Parker”
Una di quelle canzoni che prima di apprezzarle ci ho messo un po’ di tempo. Un pezzo senza ritornelli, il racconto di un approccio fallito con una cameriera di un locale notturno.
Il pattern delle batterie, gli accordi in minore del piano, il frammento della canzone di Joni Mitchell che entra dentro il pezzo, la voce di Prince che imita il “driin” del telefono che suona, i cori che si mettono a ridere quando il racconto parla di Prince che ride: è un brano che a un primo ascolto sembra anonimo, e invece c’è un grosso lavoro dietro e – ancora oggi – brilla per la maturità musicale di cui è composto.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #30    “Object In The Mirror
Quando mi è arrivato via posta il cd di One Nite Alone era estate. Probabilmente giugno. Conoscevo già cinque pezzi perché erano stati inviati in digitale in anteprima l’anno prima, durante l’NPGMC.
Il cd non era in vendita, era possibile averlo solo “abbonandosi” al club di Prince. In teoria doveva essere il primo di cinque cd che avremmo ricevuto nel corso del 2002.
Avevo messo il cd nello stereo ed ero andato fuori di casa. Avevo ascoltato tutto il cd stando fuori nel giardino con Elettra che – a un certo punto – aveva anche detto che non era male, la musica.
One Nite Alone era un demo-album, pezzi al piano, voce, tastierine a fare da appunti per futuri arrangiamenti che non ci sarebbero mai stati.
Era un cd fuori dal tempo e in mezzo c’era questo Object In The Mirror. Un frammento visto allo specchio, niente ritornello, un ricordo o forse un sogno di un rapporto sentimentale che trova la connessione. Prince suona, canta, parla, cambia voce; a un minuto e venti canta:
So much we can share
The same height, weight, and body fluid
We hooked up now, we can do it
e la sua voce passa in pochi secondi dal cantato in falsetto, al grave, al parlato. Sembra un mutante che parla con ogni voce interna.
E poi riprende il tema del brano che precede questo e lo chiude. Ecco: anche in questo caso, prima del 2002, cose così Prince non ne aveva fatte. Certe melodie, un certo modo di fare album così aperti, in lo-fi, condividere qualcosa che era chiaramente non-finito, certi incisi strumentali solo piano negli altri brani. One Nite Alone non è forse un grande disco della discografia princiana, ma è qualcosa che andava a colmare una delle tante sfaccettature che fino a quel momento non aveva mai condiviso così.
Anche l’intero progetto dell’abbonamento a se stesso, il ricevere in casa i cd bypassando ogni tipo di distribuzione, senza nemmeno sapere quali sarebbero stati. C’era in quel momento l’idea che potesse fare di tutto, andare in ogni direzione.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #31    “For You
Ero in Spagna con questa ragazza a cui piaceva Prince e ascoltavamo i suoi album con il mio walkman, avevo comprato un duplicatore ad albero di uscita cuffiette così potevamo ascoltare la stessa musicassetta, ognuno con le sue cuffiette.
E tipo una volta eravamo in un pullman e io stavo guardando fuori dal finestrino, senza cuffie, mentre lei vicino a me sentiva la musica in cuffia. Aveva gli occhi chiusi e io pensavo si fosse addormentata sentendo la musica e invece – all’improvviso – nel silenzio sento una sua voce interna, diversa da quella che usava di solito, che dice Purple Rain Purple Rain, e capisco che sta cantando il ritornello in playback.
Ma io la musica non la sento, sento solo la sua voce eradicata dal resto della musica e della voce di Prince e mi appare come una venatura delicata e fragile. E – penso all’epoca – questa cosa non me la dimentico, è passato tutto il resto, lei, quello che ci siamo detti e fatti, ma quei cinque secondi in cui è emersa quella sua voce nascosta, quelli sono ancora qua da qualche parte.
Comunque, mentre siamo in Spagna, in una bancarella trovo una cassetta di Prince che ancora non ho, mai sentita prima, For You.
Mi consulto con la ragazza, non la conosce nemmeno lei. Guardo la data, 1978: è il primo disco di Prince. Lo compero, tanto sono in vacanza, lo mettiamo subito nel walkman curiosi di sentire un disco inedito per noi, ognuno si mette le sue cuffiette, premo play e parte questa cosa qua: un tripudio di voci nascoste e non nascoste, tutte sovrapposte e sono tutte di Prince e chi si sarebbe accorto se avessimo aggiunto anche le nostre?

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #32    “Solo
Negli anni ottanta qualcuno mi aveva copiato una cassetta di spiritual & gospel americani. Un disco inciso decenni prima, con pezzi talvolta molto cupi, tutti a tema religioso.
Di tanto in tanto nella discografia pop di Prince emergono atmosfere che mi ricordano moltissimo quel mondo musicale.
Solo è una di queste. La nascita della canzone è piuttosto curiosa. Prince parla con David Henry Hwang per un musical da fare assieme, che non vedrà mai la luce. Mentre lavorano gli chiede di scrivere una poesia sull’amore e sulla perdita – perenne – di quell’amore. David Henry Hwang gli manda, via fax, una poesia.
Due giorni dopo David Henry Hwang riceve una cassetta con incisa Solo. Non parlerà mai più con Prince, il musical sparirà nel nulla e scoprirà, solo dopo averne comprato una copia, che il brano è stato usato da Prince in suo album.
La canzone affonda le radici nella musica spiritual, è la voce di Prince chiusa in una stanza dove passa dal falsetto al basso, agli urli ai sussurri, accompagnata soltanto da arpeggi echeggianti e suoni di tuoni.
È una canzone cupa, un unicum nella produzione del nostro e – niente – mi torna in mente ogni volta che si riavvicina l’anniversario della morte.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #33    “8”
La sola idea di creare una band jazz immaginaria, i Madhouse, con tanto di nome e cognome dei singoli membri, ma che – in realtà – ad eccezione del sassofonista, è composta dal solo Prince che suona tutti gli altri strumenti, band che pubblica ben due album intitolati 8 e 16 con i titoli delle canzoni che sono i numeri cardinali da uno a sedici, e in nessuna parte del vinile e dei crediti appare alcun riferimento al fatto che i pezzi sono tutti opera sua e del sassofonista, beh insomma, grazie.
Dentro ci sono pezzi da garage band che fa della funky-jazz music, roba puramente muscolare con alcune eccezioni.
Una di queste eccezioni è 8, che è un piccolo gioiello pop strumentale. Un “suono” (probabilmente una voce distorta) che fa da base ritmica sulla quale Prince suona la batteria e il basso, e – steso sul fondale – un tappeto di tastiere che accompagnano i tripudi di melodie del piano e dei fiati.
E – a otto minuti dall’inizio – si fermano tutti gli strumenti tranne il tappeto sonoro alle tastiere che continua ad andare avanti, da solo, per altri due minuti.
E io lì, sdraiato sul letto che sento questi suoni che vanno avanti, gli schiocchi del vinile graffiato sull’unica copia del disco che ero riuscito a trovare, usata.
Tutta questa roba senza promozione, senza firma, nascosta nei solchi della produzione ufficiale.

33 canzoni per le quali ho amato la musica di Prince #0    “Sometimes It Snow in April
Sometimes It Snow in April è stata incisa il 21 aprile del 1985 e parla della sofferenza per un amico morto, per la fragilità delle cose belle. Dopo la morte di Prince è diventata, per tacito assenso, una canzone legata a questo giorno e alla sua memoria. In questo conteggio delle 33 canzoni viene per ultima e per prima, è un numero zero, fuori calcolo ormai.
La traccia chiude il suo album più stravagante e bello di sempre, Parade, una sciarada di canzoni nelle quali la voce di Prince passa dal falsetto tiratissimo di Kiss al tono ironico e francesizzato di Girls & Boys.
In Sometimes It Snow in April Prince usa una voce bassa, con alcuni inaspettati passaggi armonici nel ritornello. La prima volta che la ascoltai, nel 1986, non credevo nemmeno che fosse Prince, ricordo che telefonai a un amico e attaccai la cornetta del telefono alla cassa del mio ministereo al massimo volume per fargli sentire la voce. Lo stesso che urlava a toni altissimi in Kiss, qua la prendeva larga, raccontava, gigioneggiava anche un po’. Si fingeva sincero.
E con questa canzone chiudo questi personalissimi 33 post + 1: è l’ultima maschera di Prince che il nostro aveva usato per non farci vedere quello che pensava davvero e che – ironia della sorte – ora non può togliere più.

 

 

4 pensieri su “33 CANZONI per le quali ho amato la musica di Prince

  1. Very nice selection of songs, I made a playlist.
    The repertoire is simply immeasurable, and everyone can create their own list out of all proportion to that of the others (Joy In Repetition, Anna Stesia, The Ladder, The Ride, DMSR etc. etc.)

    I had also taken great pleasure in discovering Free Urself when it came out. But do you know the title Kids, from MGMT? Take the time to listen.

    PS – Cela fait plaisir d’entendre parler de Gênes, de Ligurie ; cela me rappelle les 3 semaines de vacances passées il y a 3 ans, dans ce magnifique coin d’Italie.
    Ceyb *

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  2. Che dire, una playlist insolita di prince con pezzi veramente non amati dai fans (compreso il sottoscritto) ma che mi è venuto voglia di riscoprire. Complimenti alla scrittura, appassionante e sincera.

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  3. …Joy in repetition, All day all night, Loose, I Wanna Melt With You, Extralovable, Make-Up, A love bizarre, Controversy, Something In The Water (Does Not Compute), Hot Thing, Witness 4 The Prosecution, Rebirth Of The Flesh, Purple Music, Computer Blue, Cloreen Bacon Skin, 10, We Can Funk, Condition Of The Heart, The Future, Anna stesia, Venus De Milo, Dance On, Anotherloverholenyohead, Days of Wild…

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