Anderson .Paak sul podio del Carroponte

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Lo aspettavamo. Ieri si è esibito al Carroponte. È stato epico. No, ancora di più. È stato leggendario. Potremmo chiude qui il nostro commento al concerto di Anderson .Paak, ma non è pensabile. Bisogna aggiungere qualche giudizio per dar merito a quello che ha fatto. Il suo show non è un semplice concerto e non è minimamente paragonabile a quello di piccoli o grandi artisti (artisti!) trap, soul o pop che troppo spesso si pubblicizzano gratuitamente, senza troppi meriti a discapito di cantanti che andrebbero messi sul piedistallo. Lui è uno di questi e a dirla tutta sul piedistallo ci è salito veramente. Parliamo di quello piazzato sul palco, fronte pubblico, messo lì come un podio per permettere al campione di mostrare il suo trofeo. La sua musica.

Assistere ad uno spettacolo di Anderson Paak è, con riferimento ai suoi due album, l’equivalente di un viaggio che parte da Venice per arrivare sino a Malibu. Un percorso che attraversa i suoi due dischi ricchi di piccoli capolavori e grandi successi che Paak ha proposto e suonato con i Free National la band che lo accompagna ormai da alcuni anni.  Quasi un’ora e mezza di spettacolo, senza pause, che ha preso il via con Come Down, introdotta dell’invito in un quasi perfetto italiano “Milano, facciamo casino!!” Be di casino c’è ne stato fin troppo, sino alle ultime note di Lite Weight, Luh You e del bis The Dreamer. Tra questi titoli c’è stata l’occasione di apprezzare tutto quello che Anderson Paak rappresenta: una equilibrata quanto affascinante miscela di suoni hiphop, soul, funk e reggae interpretati tra salti e balli, intervallati con numerose sedute fronte batteria, strumento che conosce bene e che ha suonato per buona parte dei pezzi. La cosa affascinante è che l’interpretazione fatta da veri musicisti, si musica hiphop e RnB suonata da veri musicisti, gli consente di presentare i brani con arrangiamenti originali, di trasformarli in extended version, per poi riprenderli e riproporli con nuove improvvisazioni. Una bomba. Cose che cantanti simil Paak, followati con milioni di like, non riescono minimamente concepire.

Per i presenti, tanti per riempire l’area allestita del Carroponte, ma sempre troppo pochi per il personaggio, un’esperienza memorabile. Per gli assenti e per chi sottovaluta ingiustamente il nome di Anderson Paak, solo distacco emotivo e doppiaggio musicale.  Comunque noi ridiamo e scherziamo, ma mentre lui porta in giro per l’Europa il suo tour, c’è un certo Dr. Dre che è al lavoro dall’altra parte del mondo, Los Angeles, per completare il prossimo album di Anderson .Paak. Queste sono belle aspettative.

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