KELELA al Teatro Principe di Milano, 19 Febbraio 2018

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Passionalità, spiritualità ed eleganza. Qualità qui rappresentate da un’unica persona. Un’artista. Sono queste le sensazione che abbiamo percepito ed apprezzato l’atra sera al Teatro Principe di Milano. Chi avevamo di fronte era Kelela, giovane cantante statunitense di origini etiope che ha fatto tappa nel nostro paese per presentare il suo spettacolo, uno dei più affascinanti visti in questi primo mesi dell’anno.

A farla conoscere al grande pubblico un acclamato album pubblicato da qualche mese, Take Me Apart (2017), preceduto da un altrettanto pregevole EP, Hallucinogen (2016). Difficile dare a Kelela una precisa collocazione nel panorama soul odierno. Le produzioni elettroniche, l’elegante timbro vocale, la forte personalità e quel pizzico di influenza che giungono da grandi maestre come Mary J. Blige e Janet Jackson, la potrebbero relegare nella nicchia della cosiddetta musica sofisticata, difficilmente percepibile. Non è quello che si merita e non è neppure il nostro giudizio critico. Il pubblico accorso al suo concerto ne è una testimonianza. Trecento persone dislocate nella sala fronte palco e nella galleria a ferro di cavallo del piccolo teatro, non sono poche.

Ore 22.30. Le luci si spengono ed il fitto buio si ovatta in una nuvola di fumo che si tinge dei colori di scena per poi fluttuare e lasciare spazio alla protagonista. Il saio colore bianco che indossa lascia poco all’immaginazione, esibendo un corpo sensuale che inizia ad ondeggia sulle note di Send Me Out, Blue Light e l’iniziale LMK . Il paesaggio sonoro che si crea è una delicata miscela di ritmi dilatati e sonorità elettroniche, elementi principali di questo magico e seducente set proposto da Kelela. Un’eleganza e un groove unici, grazie anche ai continui giochi di armonizzazioni che concede, perfettamente integrati con gli interventi delle due coriste che la affiancano. Si è vero ricorda molto Solange, ma questa somiglianza la interpretiamo più come una caratteristica comune, che un tentativo di copia.

Non l’accompagna una band. La musica giunge dalla console del dj che si trova alle sue spalle. Si sussegue senza nessuna interruzione, se non per quelle che lasciano spazio a qualche ringraziamento o brevi commenti che Kelela rivolge al pubblico. Attimi di intimità sonora si alternano con interpretazioni dove il coinvolgimento del pubblico è più percepibile come in di Take Me Apart, quando gli applausi cadenzati accompagnano le leggerissime coreografie che la cantante propone.

Il concerto dura poco più di un’ora e dieci minuti, ma è talmente carico ed intenso che quando Kelela indietreggia per farsi avvolgere dai fumi e svanire sulle note di Bluff e Altadena, quasi non ce ne accorgiamo. A consacrare tutto, il gran finale con il ritorno sul palco per bissare con Turn To Dust e la magnetica Rewind , perfetto epilogo per questa splendida esibizione.

Un applauso a lei e alla sua musica di qualità.

 

Questo articolo lo trovate anche su theitaliansoul.com

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