Curtis Harding live at Magnolia. Il futuro del soul è garantito

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L’altra sera al Circolo Magnolia di Milano abbiamo avuto la conferma: se il futuro della musica soul è tra le mani, o per meglio dire tra le note, di un artista come Curtis Harding, questo futuro non può che essere brillante e radioso. La prova di quello che dichiariamo nasce spontanea dopo aver visto il suo concerto, stupendo, che però non ha richiamato molto gente. Noi non ci siamo fatti sfuggire l’occasione e ad inizio spettacolo, aperto da una giovanissima e timidissima quanto interessante LNDFK, eravamo davanti al piccolissimo palco che a fatica ospitava la band di quattro elementi che accompagnava Curtis Harding. Alle nostre spalle un centinaio di persone, non di più. Probabilmente le poche che conoscono il talento promettente d’artista di Saginaw, Michigan, che quest’anno ha pubblicato il suo secondo album Face Your Fear, dopo Soul Power del 2014.

Con le movenze da divo ed una presenza scenica non indifferente, tipica dei personaggi che sanno recitare la parte del bello e dannato, ha ipnotizzato i presenti con quel paio di occhiali scuri che non ha mai tolto, neppure per i saluti.  A conquistare i presenti però non è stata solo la sua persona. Con una voce vitale dalle sfumature soul vintage ed un falsetto che sembra essere un copia e incolla fatto da quello di altro Curtis (Mayfield), ha dato la definitiva dimostrazione che il soul, quello vero, non morirà mai se ci saranno personaggi come lui. In poco più di un ora di show, nella quale ha condensato i singoli conosciuti come On And On, Wednesday Morning Atonement, Next Time ed il recente Need Your Love, ma anche piccole perle come Drive My Car e Ghost Of You, ha dimostrato di saperci fare anche nel suonare, impugnando quasi sempre una delle due chitarre a disposizione.

Pochi i grazie ed i sorrisi concessi, ma di quelli possiamo farne anche a meno perché a compensare c’è stata l’alta qualità della sua musica, caratteristica che gli permette di conquistare una posizione di tutto rispetto nei confronti di colleghi più esperti e conosciuti. Peccato per i pochi presenti. Curtis Harding avrebbe meritato la giusta attenzione e visibilità perché è di questi artisti che la musica ed il pubblico ha bisogno. Unica pecca da maleducato, il chewing-gum, ma se con una gomma canta come canta lui, dateci una confezione gigante di Big Babol alla fragola!

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Questa recensione la trovate ancge su theitaliansoul.com

 

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