“The Everlasting Now” il confine con un nuovo inizio

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Nei primissimi anni ‘00, sono state due le cose che hanno caratterizzato la vita personale di Prince: il ritorno al suo nome anagrafico e la conversione alla religione dei Testimoni di Geova. Artisticamente parlando il decennio era iniziato con la pubblicazione di The Rainbow Children. L’album, che racchiude sotto forma di opera musicale una visionaria interpretazione della religione e della conoscenza di Dio, è stato anche quello che ha dato il via ad una serie di progetti che delinearono un periodo artistico nel quale Prince si divertì a sperimentare la fusione tra vibrazioni jazz, soul ed il suo tipico suono funk.  Dopo The Rainbow Children, pubblicato nel novembre del 2001, arrivò pochi mesi dopo One Nite Alone … (2002) con il sottotitolo “Solo piano and voice by Prince” e i due strumentali, Xpectation e News, entrambi del 2003.

Da questi album Prince prese i titoli delle canzoni per creare le playlist dei concerti del suo One Nite Alone… Tour 2002 dividendo ogni show in due tempi: una prima parte dedicata ampiamente ai nuovi brani, mentre nella seconda era previsto un piano-set ed alcuni bis con gli immancabili classici. La linea di confine che annunciava l’intervallo tra i due tempi, era marcata dall’interpretazione di The Everlasting Now. Se in occasione dei concerti americani era una rarità ascoltarla, in quelli europei divenne un punto fisso. L’impressione è che Prince voleva una sorta di analogia con l’album: iniziare i suoi spettacoli con Rainbow Children, ripercorrere la storia dei “bambini dell’arcobaleno”, per poi terminare una volta raggiunta l’eternità cantata in The Everlasting Now. Da lì proseguire nuovamente sul giusto percorso spirituale rappresentato dai vecchi successi. Tralasciando le teorie religiose, a noi piace pensare che con le note di The Everlasting Now, Prince riuscì a lasciarsi alle spalle un periodo grigio, per dare inizio ad una seconda vita, una rinascita artistica che culminerà, da lì a poco, con Musicology (2004).

Negli otto minuti della versione studio di The Everlasting Now, si può apprezzare l’attacco viscerale del basso, suonato ed introdotto a voce da Prince, e la potenza della batteria che detta il ritmo per tutto il tempo. Sul finale la vitalità di una chitarra suonata come la suonerebbe il miglior Santana. Ogni tanto voci e urla di sottofondo a testimonianza della presenza di un pubblico. Non è questo il caso perché il brano fu registrato interamente in studio e non on-stage. In occasione dei concerti l’interpretazione sonora si concentrava sulla bravura di quella che è stata la migliore formazione dei NPG, quella di “John Blackwell, the Magnificent” così chiamato nelle note di credito presenti sull’album, di Rhonda Smith, di Renato Neto e di Maceo Parker, giusto per fare alcuni nomi.

A seguire vi proponiamo l’apparizione televisiva di Prince al The Tonight Show With Jay Leno del 13 dicembre del 2002 dove, per promuovere One Nite Alone… Live! l’album celebrativo del tour, suonò proprio The Everlasting Now.

 

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