Bobby Saint ed il suo progetto solista “Unholy”

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Lui è originario delle Barbados, ma si è trasferito a Los Angeles per intraprendere quella che a tutti gli effetti sembra essere una promettente carriera artistica. Lo scorso anno Bobby Saint ha firmato alcune importanti collaborazioni, quella con i produttori Penthouse Penthouse in primis, ma prestare la voce per canzoni altrui sembra non essere la sua massima aspirazione. Da poco ha infatti pubblicato il suo progetto solista, una collezione di cinque canzoni per un totale di diciotto minuti nei quali Bobby Saint ha concentrato un aspetto visionario tra diversi generi musicali che permetteranno a Unholy, questo il titolo dell’EP, di ricevere la giusta attenzione.

Ad anticiparne l’uscita era stato il singolo Sexy, un brano dall’anima blues, ricco di atmosfere, capace di catturare ed affascinare anche l’ascoltatore più esigente. Con quella sorpresa ci aveva incuriosito all’istante, anche perché quello ascoltato era un Bobby Saint estremamente diverso da quello scoperto con i featuring dei Penthouse Penthouse. Per questo motivo abbiamo preso appuntamento con la data di pubblicazione e averlo fatto ci ha premiato. Con una voce come la sua, poliedrica e potente, riesce a dare la giusta ampiezza e robustezza a qualsiasi canzone, ancor di più se scritte di suo pugno. Si perché oltre che suonare e cantare, Bobby Saint firma le proprie canzoni, nelle quali si confida, prendendo spunto dai suoi desideri e dalla sua vita privata. Lo si apprezza pienamente in Big Shoes e Fire & Gold, dove ci si immerge in romantiche ballate, ed ancora di più nei due brani d’apertura, la title track e Use It, chiari esempi di come la sua abilità canora viene legittimamente amplificata da vigorosi riff di chitarra e distorsioni armoniche, costringendoci a far oscillare la testa per tenere il tempo.

Stilisticamente il disco si avvicina molto a quelle che sono state le produzione che hanno fatto grandi i nomi di artisti come Al Green, Prince, Bob Marley o Lenny Kravitz. Questi raffronti potrebbero bastare per incorniciare lo stile di Bobby Saint, ma ci sentiamo in obbligo di aggiungere ulteriori lodi a questo suo debutto perché è riuscito a portare a termine un operazione artistica che affonda a piene mani nella tradizione più sentimentale del soul e del R&B, perfettamente arrangiate su strutture ritmiche blues e rock. Unholy è un piccolo capolavoro da ascoltare senza nessuna pietà.

 

Questo articolo è pubblicato anche su theitaliansoul.com

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