Paisley Park Records sinonimo di Minneapolis Sound

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La Stax Records aveva espatriato il Southern Soul. La Motown aveva trasformato l’R&B in pop music. La Paisley Park Records ha consacrato il Minneapolis Sound, una sorta di synth-pop mischiato con il funk e la new wave. In otto anni di vita (1985-1993) l’etichetta voluta da Prince, joint venture della Warner Bros., ha prodotto e distribuito ben 23 album per 18 artisti. A questi numeri si aggiungono i dieci album a nome di Prince, compresi quelli realizzati con i The Revolution.  Nella storia delle charts di Billboard, la Paisley Park Records ha totalizzato ben venti titoli nelle prime venti posizioni della R&B Single e tre di questi hanno bissarono anche nella Hot 100 Chart: Sheila E. con A Love Bizarre , i Time con Jerk Out e Round and Round di Tevin Campbell. A questi si aggiungono anche i molteplici successi di Prince dove spiccano due numeri uno nella Hot 100 Chart (Kiss e Cream) ed un album numero uno nella US Billboard 200 (Around The World In A Day).

Prima della Paisley Park Records c’era la The Starr Company di Jamie Starr. Non stiamo parlando di una vera e propria società o etichetta discografica. Parliamo di uno pseudonimo, uno dei tanti, con il quale Prince ha iniziato a produrre e a scrivere canzoni per gli amici più intimi. Nel 1981 è riuscito a portare alla Warner Bros. i The Time di Morris Day, con la quale pubblicarono i loro primi tre album: The Time (1981), What Time Is It? (1982) e Ice Cream Castle (1984).  Dopo loro sono arrivate le Vanity 6 (Vanity 6, 1982), Sheila E. (The Glamorous Life, 1984) e Apollonia 6 (Apollonia 6, 1984).

La Paisley Park Record nasce nel 1985. Il nome deriva dall’omonima canzone contenuta in Around The World In A Day, il primo album pubblicato ufficialmente dall’etichetta.  Paisley Park era, e lo è ancora, l’enorme studio di registrazione che Prince aveva fatto costruire alle porte di Minneapolis, per la modica cifra di 10 milioni di dollari. A quei tempi un enormità di soldi.   “Prince è stato un grande produttore e la Warner Bros. era interessata a fare una joint venture con lui”. Questo è quello che ricorda l’ex manager, musicista e vice-presidente della Paisley Park Records, Alan Leeds. “Aveva dimostrato le sue doti produttive con successi come Manic Monday delle The Bangles e gli album di Sheila E. e The Time. Con queste credenziali i managers della major erano fiduciosi e tranquilli quando hanno deciso di finanziare l’etichetta. Purtroppo, per una serie di motivi, non hanno mai raggiunto le aspettative desiderate”.

I The Family è stata la band che ha sostituito, nell’immaginario di Prince, i The Time dopo il successo di Purple Rain. La formazione originale era composta dalle due voci Paul Peterson e Susannah Melvoin, dal sassofonista Eric Leeds, dal batterista Jellybean Johnson e dal “tutto fare” Jerome Benton. Il loro album The Family del 1985, è stato uno dei primi ad essere pubblicato dalla Paisley Park Record. È stata una produzione fondamentale non solo per la neo etichetta, ma anche per lo stesso Prince. Primo, il disco ha dato vita all’amicizia e alla collaborazioni artistica tra lui e l’arrangiatore Clare Fischer, con il quale collaborerà l’anno successivo alla di Parade. Secondo, in questo disco si trova la versione originale di Nothing Compares 2 U, brano scritto da Prince e portato cinque anni più tardi al successo mondiale da Sinéad O’Connor. Infine si sente per la prima volta una presenza importante degli strumenti orchestrali aggiunti da Clare Fischer. Questa particolarità lascerà un segno indelebile nelle produzioni future di Prince.

Incoraggiati dai primi successi, l’elenco delle band e dei cantanti della Paisley Park Records stava diventando sempre più ricco ed interessante. C’erano gruppi come i Mazarati e i Madhouse mentre dal punto di vista dei cantanti tutto era concentrato sulla già citata Sheila E., Jill Jones, indimenticabile il suo singolo Mia Bocca (1987) e Dale Bozzio, che dopo l’esperienza con i Missing Persons scelse Minneapolis e la canzone Simon Simon (1988), come punto di partenza per la sua corriera solista. Nell’album di Taja Sevelle invece troviamo Wouldn’t You Love to Love Me (1987), un brano che inizialmente Prince aveva scritto ed inviato a Quincy Jones per scusarsi di non aver accettato di collaborare con Michael Jackson per Bad.   I The Three O’Clock, gruppo underground di Los Angeles, con la Paisley Park Record hanno inciso il loro quarto ed ultimo album, Vermillion (1988) che pur contenendo alcuni brani di Prince come Neon Telephone, non ha fatto scalpore. È andata meglio ai Good Question, duo pop di Philadelphia molto simile ai Milli Vanilli. Il loro album d’esordio conteneva il brano Got a New Love (1988) con il quale hanno raggiunto la posizione numero uno nella classifica Hot Dance Music/Club Play. Di quella canzone però nessuno si ricorda più nulla.  L’unico nome che meritava attenzione era quello di Tony LeMans, promettente cantante che proponeva un sound accattivante tra il pop e il funk. Arrivava da alcune esperienze fatte con una band che vedeva la presenta di un giovanissimo Lenny Kravitz e di Micki Free degli Shalamar. L’idea era quella di mettere sotto contratto i tre artisti come una band, ma prima di arrivare ad una conclusione Lenny Kravitz aveva già deciso di intraprendere la carriera solista. Alla fine approdò il solo Tony LeMans che realizzò il suo ottimo album di debutto. La sfortuna volle che nel 1992 Tony LeMans scomparve prematuramente in un incidente motociclistico.

Leeds racconta: “E’ vero che tutti i dischi furono prodotti e rilasciati dalla Paisley Park Record, ma l’etichetta discografica, per come veniva gestita, esisteva solo sulla carta. In realtà, nessuno, neppure lo stesso Prince, era capace ed impegnato a gestire l’etichetta in modo professionale. L’unico che seguiva i vari progetti per conto della Warner era Bob Cavallo, ma anche lui, probabilmente poco stimolato, non ha mai sfruttato a pieno le potenzialità degli artisti. Una volta che i dischi venivano realizzati, questi erano consegnati alla Warner Bros. che decideva cosa fare di quelle incisioni”

A cavallo tra gli anni ‘80 e ’90 la Paisley Park Record era riuscita a convincere George Clinton e Mavis Staples a venire a Minneapolis per la realizzazione dei loro rispettivi album The Cinderella Theory e Time Waits for No One. Questa mossa doveva aprire le porte ad un nuovo mercato legato ad artisti storicamente celebri, ma nomi del genere richiamarono poco pubblico, sicuramente troppo di nicchia. Altro fattore importante era che in quegli anni le sonorità black erano ormai indirizzate verso la musica rap e neo-soul. Anche qui la Paisley Park Record arrivò tardi e gli sforzi fatti non furono dei migliori. Per la musica hip-hop avevano puntato su il rapper T.C. Ellis mentre per il soul presentarono la cantante di origini messicane Ingrid Chavez, ma entrambi si dimostrarono poco commerciali. Anche gli esperimenti pop fatti con Carmen Electra non saranno di sicuro ricordati come dei classici.

Il colpo di grazia per la Paisley Park Record è arrivato nel 1993 quando Prince decise di cambiare il suo nome con un simbolo. Questa forma di protesta, intrapresa per svincolarsi dalla Warner Bros., aveva compromesso  definitivamente i rapporti tra le due etichette e le cose cambiarono repentinamente. I due album jazz di Eric Leeds e quelli successivi di George Clinton e Mavis Staples non servirono a risanare i rapporti e né tanto meno i bilanci.

Nessun dei cantanti della Paisley Park Record ha mai eguagliato i risultati raggiunti da Prince. Tanti di loro si ricordano come semplici meteore, altri invece per alcuni piccoli capolavori. Quello che rimane è comunque il ricordo di un gruppo, di un’idea e di un sound, quello di Minneapolis, che ha fatto storia e tendenza. Gli album pubblicati, attualmente fuori catalogo, sono diventati pezzi da collezione, soprattutto per i fans di Prince.

Questi gli artisti e gli album pubblicati dalla Paisley Park Record. Un elenco completo e dettagliato lo trovate su princevault.com e discogs.com

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Prince Album

1985: Prince and the Revolution: Around the World in a Day

1986: Prince and the Revolution: Parade

1987: Prince: Sign “☮” the Times

1988: Prince: Lovesexy

1990: Prince: Graffiti Bridge

1991: Prince and the New Power Generation: Diamonds and Pearls

1992: Prince and the New Power Generation: Love Symbol Album

1993: Prince: The Hits/The B-Sides

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Other albums

1985: The Family: The Family

1985: Sheila E.: Romance 1600

1986: Mazarati: Mazarati

1987: Madhouse: 8

1987: Sheila E.: Sheila E.

1987: Jill Jones: Jill Jones

1987: Taja Sevelle: Taja Sevelle §

1987: Madhouse: 16

1988: Dale Bozzio: Riot in English

1988: The Three O’Clock: Vermillion

1988: Good Question: Good Question

1989: Tony LeMans: Tony LeMans §

1989: George Clinton: The Cinderella Theory

1989: Kahoru Kohiruimaki: Time the Motion

1989: Mavis Staples: Time Waits for No One

1990: The Time: Pandemonium §

1991: Eric Leeds: Times Squared

1991: T.C. Ellis: True Confessions[14]

1991: Ingrid Chavez: May 19, 1992

1993: Carmen Electra: Carmen Electra

1993: Mavis Staples: The Voice

1993: George Clinton: Hey, Man, Smell My Finger

1993: Eric Leeds: Things Left Unsaid

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Fonte:
billboard.com
ranker.com
blog.thecurrent.org
medium.com

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4 comments

  1. Bellissimo articolo, personalmente ho adorato e adoro l’album di jill jones, un disco bellissimo con lei assolutamente all’altezza del ruolo. Altri grandi dischi che ho ascoltato e riascoltato sono quelli dei time. Per quanto riguarda il resto li possiedo (in verità sono alla ricerca del cd dei the family, il vinile non mi basta), ma sono dischi che nel migliore dei casi non mi hanno colpito, nel peggiore deluso anche dove c’erano delle potenzialità, l’esempio principe è il disco di Carmen Electra, se da quel disco si toglie la voce della cantante e si sostituisse la stessa con una tizia che sa fare il proprio mestiere avremmo un bel disco, così invece tutto appare di plastica a finto….che poi il nostro rifece il medesimo errore/orrore con bria valente, togliete la voce, sostituitela con una onesta mestierante e avremmo un bel disco.

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  2. Ho alcuni reperti di quell’ epoca in vinile (Jill Jones, Sheila E, Mazarati, The Family, Madhouse), altre cose in CD e quasi tutti i files trovati in rete. C’ è tutto il mondo di Prince, fra alti e bassi, in generale tante occasioni sprecate, ma anche autentiche chicche.

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