Il concerto di Sampha al Fabrique di Milano. Inevitabilmente unico

La scorsa sera, mentre ci dirigevamo verso il Fabrique di Milano, l’unico nostro pensiero era se Sampha, che da lì a pochi minuti si sarebbe esibito dal vivo in occasione dell’unica data italiana del suo The Process Tour, sarebbe riuscito a ricreare l’affascinante atmosfera che caratterizza tutte le sue canzoni e a conquistare il pubblico che lo attendeva. La desiderata conferma l’abbiamo avuta dopo poco più di un’ora, quando sulle note di Indecison ha salutato e ringraziato i presenti che, emozionati, hanno ricambiato il gesto. Si, per noi non c’erano indecisioni, Sampha ha confermato le attese sperate. Spettacolo elettrizzante, che il giovane cantante inglese è riuscito a gestire con intimità e confidenza. Questo è il suo primo vero tour a promozione del suo primo vero album, Process, pubblicato poche settimane fa, considerando Dual del 2013 un semplice EP. Lui ha già ampiamente dimostrato di essere apprezzato come produttore e cantante da artisti come Kanye West, Frank Ocean, Solange Knowles e Drake, ma quello del tour è a tutti gli effetti un primo ed importante esame, che a nostro parere ha superato con eccellenza.
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L’esperienza di un concerto di Sampha è qualcosa di inevitabilmente unico. Su di un palco, pressoché spoglio grazie ad una scenografia essenziale, le protagonista sono la sua musica e la sua voce. Il cantante londinese si presenta davanti ad un pubblico di poco più di 500 persone, timidamente, con riservatezza, in silenzio, con una giacca sportiva, t-shirt e la capigliatura rasta che lo ha sempre accompagnato. Si impadronisce delle tastiere che si affacciano al centro del palco e, dopo una lunga introduzione, quasi fosse un soundcheck mancato, fatto di echi, suoni e melodie elettroniche, dà inizio allo spettacolo con Plastic 100°C. Di lui, come dei tre musicisti che lo affiancano, si intravedono solo le nitide sagome nere in contrasto con le sfumature rosse e blu che avvolgono palco e platea. Tutto programmato per mettere in evidenza la sua voce ricca di emozioni, nella quale è semplice abbandonarsi, anche grazie al suo falsetto cigolante. Via via che il concerto entra nel vivo e prende forma, le emozioni che scorrono sulle composizioni elettroniche e si pronunciano con un moderno blues sono molteplici. Le prime note di Timmy’s Prayer e Incomplete Kisses sono da brividi, mentre è un rosso accecante quello che avvolge Sampha rimasto solo sul palco, ad amplificare le vibrazioni del suo primo successo Blood on Me.  Non sarà il solo brano che suonerà in solitario. Anche in Too Much e soprattutto con (No One Knows Me) Like the Piano la scelta di rimanere solo davanti al pubblico è il miglior presupposto per enfatizzare le emozioni trasmesse. In contrapposizione a questi attimi di confidenza ci sono anche episodi di assoluto divertimento, momenti nei quali Sampha si è liberato dell’enigmatica serietà che contrassegna il suo personaggio e si è messo a ballare più di quanto ci si possa immaginare, come è successo per Under o Reverse Faults. Poche parole, qualche riservato grazie e la presentazione dei musicisti hanno anticipato i due encore, la già citata Indecison e Without, nella quale l’intro è stata suonata esclusivamente con le percussioni, per poi proseguire con ipnotici colpi di pianoforte.L’appagamento a fine concerto lo si intravede negli sguardi dei presenti, inconsapevoli testimoni di un favoloso evento che a nostro giudizio rimarrà a lungo nella loro memoria. Sulla strada del ritorno la radio suona in loop la traccia otto di More Life, il nuovo album di Drake, dove in 4422, Sampha presta la sua inconfondibile intonazione. Ennesima dimostrazione che il talentuoso cantante avrà un sicuro successo.

 

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