E’ fuori The Iceberg, l’ultimo progetto del rapper e producer Oddisee

Spesso al di là delle apparenze si nasconde un mondo sconosciuto, che può essere scoperto solo se si prova ad osservarlo con occhi diversi. Mai fermarsi davanti agli aspetti esteriori. È quello che succede con un iceberg. Noi vediamo solo la cima che affiora dalle acque, ma al disotto di questa c’è nascosto sempre qualcosa di più grande. Forse è per questo che Oddisee ha scelto proprio The Iceberg come titolo per il suo nuovo album, e proporre come canzone d’apertura Digging Deep sembra essere un chiaro appello al non rimanere indifferenti alla superficialità, pretendendo la ricerca della propria individualità ed identità. Questo studio Oddisee lo sviluppa su più versanti, come numerose sono le sfaccettature di un pezzo di ghiaccio. Trasferiti nella vita reale questi aspetti si chiamano amore, politica, religione, società, sesso, oltre ai classici stereotipi del mondo hiphop, che Oddisee analizza e interpreta a modo suo.

Ciò che il rapper e produttore di Washington con origini sudanesi utilizza per trasportare l’ascoltatore in questa riflessione è un sound controverso, che ha un sapore vagamente old, ma che allo stesso tempo vecchio non è. Le sue vibrazioni sono l’espressione del puro soul, contaminate da tutto ciò che la musica black rappresenta. Soprattutto l’hip hop, ovviamente, ma ci troviamo jazz, gospel ed R&B. È la sua impronta indelebile: nell’ascoltare ogni suo album c’è sempre quel feeling nostalgico. Caratteristica già proposta con successo nei precedenti album, da The Good Fight e Alwasta al progetto strumentale The Odd Tape, con il quale ha messo a nudo le sue ottime capacità di produttore musicale, confermando che il successo non si conquista solo cantando, ma anche creando della buona musica, digitale o suonata che sia.

Things è stato il primo singolo estratto. Le rime veloci, come pure le produzioni, avevano lasciato immaginare ad una svolta, ma con l’ascolto dei successivi singoli ci siamo ricreduti. Like Really, ma soprattutto NNGE (Never Not Getting Enough), dove troviamo il feauturing di Toine, hanno ristabilito un contatto diretto con quello che già in passato ci aveva conquistato.  Alla cupa realtà di You Grew Up, dove i problemi raziali e religiosi sono raccontati attraverso i suoni di un synth impostato su una linea di basso funky, si alternano l’allegria di Want To Be, con un riff di chitarra che ricorda tanto quello suonato nei brani disco a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80. Ai suoni metallici di Waiting Outside e Rain Dance si sostituiscono quelli più ampi e orchestrali di Built by Pictures e This Girl I Know, capaci di far riaffiorare ricordi passati di progetti come Jazzmatazz di Guru o i primi album dei The Roots, qui però accennati in una versione 2.0.

Sappiamo a cosa state pensando. Nel 2017 questa combinazione di stili e generi non è più una novità. È vero, ma se riflettete sul fatto che il tutto è concepito da una sola persona che scrive, canta, produce e che riesce a creare un ottimo album senza rivolgersi a special guest se non chiamando esclusivamente Olivier St. Louis, altro artista da tenere sotto il radar, be’, questo disco merita la nostra e la vostra attenzione. Non si tratta di una semplice eccezione. Oddisse la credibilità se l’è guadagnata e questo suo lavoro va celebrato come un evento. The Iceberg è un album che vi condurrà nella tradizione black, più che in una nuova frontiera della musica. Ci auguriamo solo che non rimanga esclusiva di una ristretta cerchia di ascoltatori di nicchia. Seguiamo l’invito di Digging Deep: non fermarci alla prima traccia, andiamo più in profondità ed ascoltiamo l’intero l’album.

 

 

 

Questa recensione la trovate anche su theitaliansoul.com

 

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