“We Got It From Here… Thank You 4 Your Service” degli A Tribe Called Quest riporta ordine nel mondo hiphop

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Probabilmente senza quella comparsata al The Tonight Show di Jimmy Fallon dello scorso anno, oggi non potremmo scrivere nulla di We Got It From Here… Thank You 4 Your Service, il nuovo album degli A Tribe Called Quest. È stata proprio quell’esibizione che ha convinto Jarobi White, Ali Shaheed Muhammad, Phife Dawg e Q-Tip ad abbandonare i contrasti per ritornare in studio e realizzare il tanto atteso album, il sesto della loro trentennale carriera. La prematura scomparsa di Phife lo scorso marzo ha fatto pensare ad un nuovo rinvio, ma a quanto pare il triste evento deve avere dato lo stimolo decisivo per portare a termine il progetto. Sentire la voce di Phife, sapere che ha creato suoni e rime sino ai suoi ultimi giorni di vita e rileggere le dichiarazioni rilasciate da Q-Tip riguardo al fatto che questo potrebbe essere veramente il loro ultimo e definitivo album, rende tutto più celebrativo e malinconico.

Se un velo di tristezza vi ha assalito, vi basta schiacciate il tasto play per allontanarla. L’energia e la propensione innovativa che hanno fatto degli ATCQ i leader del fenomeno Native Tongues di fine anni ’80 ed i precursori di un rap pacifista e afrocentrista sono ancora presenti e dinamici. Quando la loro intensità vocale, i giochi di parole ed i testi che raccontano di un’America nella quale si riconosce la maggior parte degli afroamericani, si incontrano con l’ingegno di produzioni create da campionamenti rubati a musiche jazz, funk e rock, mai scontati e sapientemente manipolati, il risultato che si ottiene è una miscela esplosiva.

La linea di fondo di questo loro We Got It From Here… rimane la stessa dei precedenti: stupire, ma con stile e tradizione. Q-Tip, Phife e Jarobi non hanno rivali nel reinterpretare al meglio il vero spirito del “maestro delle cerimonie” vecchia scuola. Lo dimostrano in modo eccellente alternando le loro rime nell’iniziale The Space Program, dove troviamo anche il geniale epilogo registrato con un coro originale degli Umpa Lumpa di Willy Wonka, ed ancor di più in We The People, primo singolo estratto dal disco, dove vanno a riprendere lo stesso campione utilizzato dai cugini Jungle Brothers in un pezzo del 1989, Beeds On A String. La loro bizzarra originalità viene consolidata in Solid Wall Of Sound, con la quale sono riusciti a connettere il flow rapido e nasale di Busta Rhymes, la chitarra di Jack White ed un british symbol come Elton John, presente fisicamente al piano e nei cori. La chitarra di Jack White dà ritmo e sostegno anche in Ego e The Donald, nelle quali, tra le altre cose, si intromettono gli scratches di DJ Scratch.  Una scossa funk-electro si ha con Whateva Will Be, a nostro parere la miglior produzione dell’album, mentre con Dis Generation gli A Tribe Called Quest recapitano un elogio alla nuova generazione di cantanti e rapper, quella che sta mantenendo vivo lo spirito autentico dell’hiphop. Un messaggio inviato a personaggi come Joey Bada$$, Earl Sweatshirt, J. Cole ed anche al carismatico Kendrick Lamar, invitato a duettare con Phife in Conrad Tokyo, meravigliosa traccia dove è personalizzata la fusione tra elettronica e  jazz. André 3000 degli Outkast si presenta in gran forma per accompagnare Q-Tip in Kids, per quello che ci appare un crudo predicozzo rivolto ai giovani ragazzi, alienati da una realtà alterata dai social e delusi dalle proprie illusioni, il tutto scandito su una base ipnotica, quasi soporifera come quella dei videogame vintage, scelta proprio per evidenziare la loro incapacità di reagire a qualcosa che li ha accecati e che li sta ingannando. Ritroviamo la caratteristica voce di Anderson .Paak in Movin’ Backwards a testimonianza del nuovo che avanza, mentre in The Killing Season Q-Tip chiama vicino a se Consequence, Talib Kweli ed anche il prossimo candidato alla Casa Bianca, Kanye West, per rimarcare come gli Stati Uniti D’America siano costantemente coinvolti in guerre di potere e d’interessi internazionali.

Diciotto anni d’attesa per questo We Got It From Here… Thank You 4 Your Service, ma ne avevamo davvero bisogno perché con questo loro progetto gli A Tribe Called Quest ristabiliscono l’equilibrio e lo standard di eccellenza dell’Hip Hop. Lo fanno fondamentalmente con lo stile che li ha sempre contraddistinti, senza presunzione e superiorità, ma con intelligenza e autenticità traducendo il tutto in maniera assolutamente attuale. Gli ATCQ non deludono neppure questa volta.

ddd

Clicca qui per ascoltare We Got It From Here… Thank You 4 Your Service su Spotify.

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Questo articolo lo trovate anche su theitaliansoul.com

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