Sharon Jones & the Dap-Kings: la purezza del soul

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Sharon Jones & the Dap-Kings: la purezza del soul

 

Sharon Jones e i The Dap-Kings, con questo loro ultimo “Give The People What They Want”, sono riusciti nell’intento di preservare la purezza del soul. Ascoltarli è solo un piacere

Quando ci siamo trovati tra le mani Give The People What They Want, il nuovo album di Sharon Jones in compagnia dei The Dap-Kings, c’era da scegliere se prendere il più moderno ma ormai già vintage cd, oppure il lucido vinile di colore nero. Noi alla fine abbiamo comprato il disco e a ragion veduta pensiamo di aver fatto la scelta più adatta, non tanto per tirarcela con il “vecchio che ritorna di moda”, ma più che altro perché dopo l’ascolto dei dieci brani che compongono il loro quinto lp possiamo dirvi che è sicuramente il supporto discografico più appropriato per la loro musica. Ascoltare questo disco con la voce di Sharon Jones e il suono dei The Dap-Kings, tanto per capirci quelli che hanno collaborato con Amy Winehouse per il suo album Back To Black, è esattamente come fare un balzo nel passato, a cavallo tra gli anni ‘60 e ’70, periodo d’oro del soul, del funk, del rhythm‘n’blues e del doo-wop e di etichette dal nome leggendario come la Stax o l’Atlantic.

Il disco è esattamente questo, nulla di più. Non dovete pensare di trovarci chissà quale contaminazione con il neo soul o l’R&B. Non è così, nessuna sofisticazione moderna. La musica non è cambiata rispetto ai precedenti album e scordatevi che cambierà con i prossimi. La scelta fatta è questa, e questa è la musica che canta Sharon Jones. Le profonde sonorità soul hanno la capacità di entusiasmare come quella di sfiancare, ma Sharon Jones continua sulla sua strada. Ascoltando l’album, non lo si immaginerebbe mai che ciascuno di questi brani è stato praticamente composto ieri, tra l’altro da un gruppo di musicisti che arriva da Brooklyn. Tutto sembra essere stato scritto, cantato e suonato in quegli anni non troppo lontani, in una città come Memphis o in qualche studio della Motown a Detroit.

Questo disco è propenso a richiamare l’attenzione. La musica che si ascolta man mano che il vinile gira sul piatto è priva di abbellimenti orchestrali, pochi gli arrangiamenti, ma è totalmente armoniosa e diretta da risultare piacevolmente contagiosa. Impossibile rimanerne indifferenti. Brevi e poco elaborati, tutti i brani hanno un sezione ritmica costantemente in primo piano con tastiera, chitarra, basso e batteria, sempre accompagnata da tromba e sassofono, il tutto arredato da gentili gruppi vocali e tamburelli con sonagli. Fluida e ritmata in Retreat!, Stranger to my happiness e You’ll Be Lonely, più rilassata e melodica in Slow down, love o Making Up and Breaking Up, sempre con la caratteristica comune di un’interpretazione senza troppi vocalizzi, ma assai grintosa e spavalda. Ascoltate Sharon come canta quando insegue il ritmo funk dell’inarrestabile People Don’t Get What They Deserve, e poi spiegateci come potete trattenervi dal riposizionare la puntina sul solco iniziale del vinile o mettere in repeat tutto il cd.

Se fate questo, e secondo noi cadrete in tentazione, Sharon Jones e i The Dap-Kings sono riusciti nel loro intento: lottare per preservare la purezza del soul. Chissà quale intensità emotività deve essere assistere ad un loro concerto. Sicuramente un salto temporale nel passato che potremmo descrivere come un ritorno al futuro vissuto non con una DeLorean, ma con un juke-box della Wurlitzer.

L’articolo è pubblicato anche su Music Post

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