Il principe torna in Warner Bros e mostra i confini del “Do It Yourself”

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Il grido di battaglia di molti musicisti è “Do It Yourself”. La capacità di autoprodursi realizzando un proprio home studio, la possibilità di poter stampare tirature limitate di cd a prezzi stracciati ordinandoli semplicemente in rete e la facile e diretta promozione attraverso canali virtuali come i social network o YouTube, sono tutti mezzi che permettono, a chiunque abbia le giuste qualità, di poter raggiungere ottimi risultati anche senza l’aiuto organizzativo ed economico di una etichetta discografica.
Il “Fai Da Te” però è una valida opzione fino al punto in cui l’artista rimane un autodidatta, perché se si raggiunge un “livello superiore” oppure se lo si è già raggiunto con la cosiddetta gavetta, il “DIY” non è più così vantaggioso e le infrastrutture di commercializzazione fornita da una major sono praticamente una necessità.
Questa è pressapoco la situazione di Prince che dopo trentacinque anni di carriera, con gli ultimi diciotto trascorsi lontano da stretti e scomodi compromessi discografici, ha deciso di tornato all’ovile firmando un contratto con la Warner Bros. Record, una mossa a sorpresa che molti pensavano non sarebbe mai e poi mai accaduta di nuovo, visto le vicissitudini passate tra le due parti.
Prince iniziò la sua corriera proprio con la Warner che lo volle nella sua scuderia nel lontano 1978. Rotto l’impegno con la major a meta degli anni ’90, Prince, pur continuando ad avere il cosiddetto zoccolo duro di fans ed ottenendo ottimi risultati con gli album “Musicology” (2004) e “3121” (2006), quest’ultimo debuttò direttamente alla numero della Top US Billboard 200, non ha più’ raggiunto traguardi di vendita e fama come quelli avuti negli anni ’80 e ’90. Un esempio sono le vendite:  secondo Nielsen SoundScan, Prince dal 1991 ad oggi, con all’attivo una media di un album all’anno, ha venduto 18,5 milioni di album in USA, di cui 14,3 milioni di questi con la Warner. Facendo un rapido calcolo il risultato finale un po’ deludente, pensando che l’ultimo album con la major è stato “Chaos And Disorder” del 1996.
Inoltre, a parte il “One Nite Alone… Tour 2002″ ed il gigantesco “Musicology Tour 2004”, che in quell’anno è risultata essere la tournee mondiale che ha incassato di più con i suoi 87,4 milioni di dollari, per la promozione di tutti gli altri album non ha mai potuto organizzare tour se non di breve durata, “accontentandosi” di partecipare a festival o eventi musicali. Un peccato per lui, ma anche per i fans costretti a lunghe e costose trasferte per poterlo vedere suonare dal vivo.
Ritornare alla Warner per Prince non è solo un fatto di supporto manageriale. Per lui significa anche tornare in possesso dei suoi masters, che comprendono i suoi album più famosi ed apprezzati. In parole povere i più redditizi. Dopo trentacinque anni di concessione tutto quello che riguarda i diritti d’autore e la proprietà, per legge, tornerà sotto il suo controllo. Questo potrebbe spiegare il perché della creazione della NPG Music Publishing.  A partire da quest’anno un po’ per volta Prince riprenderà possesso di ciò che in realtà era già suo, ma non ufficialmente.
Prince ha combattuto a lungo per emanciparsi dai vincoli contrattuali, ma continuare da soli è un’impresa ardua soprattutto se si vuole rimanare a certi livelli.  Le economie a scala mondiale, la globalizzazione nella diffusione della musica, i vantaggi del marketing, la gestione delle piattaforme social, la necessità di una continua propaganda richiedono tanto tempo e un’infrastruttura specializzata sempre vigile e presente. C’è un sacco di lavoro aggiunto oltre a quello del creare musica. E’ giusto che Prince si concentri su quello che gli viene meglio, lasciando gestire le strategie manageriale ad altre persone, possibilmente non amici o famigliari viste le esperienze passate in Paisley Park Records. Cosi’ facendo si ha più tempo per le cose che gli artisti amano di più: la musica.
Con un nuovo album, un tour imminente e un anniversario cosi’ importante come quello del trentennale di “Purple Rain”, in agenda c’è un sacco di lavoro e un cospicuo guadagno per la Warner Music e per lo stesso Prince. Quale altra miglior ragione per firmare l’accordo, seppellendo cosi l’ascia di guerra?

Fonte:
http://www.forbes.com/sites/bobbyowsinski/2014 …

……………

“Emancipation” del 1996 è stato il primo album di Prince pubblicato dopo la rottura del contratto con la Warner Bros. Records.  Le catene spezzate rappresentavano bene lo stato d’animo e la soddisfazione del cantante.

Prince_emanc

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6 comments

  1. Contrariamente a quello che magari pensa lo stesso Prince , penso che ogni fan del nostro non possa che rallegrarsi per il suo ritorno in Warner .
    Chissà come usciranno i vecchi album rimasterizzati , speriamo prima di tutto in un “Purple Rain deluxe” con tanti bei outtakes dell’epoca finalmente dal suono pulito , magari qualche gioiellino mai sentito , soltanto tracciato (finora) su Vault.com

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  2. Speriamo sia una collaborazione proficua, soprattutto per noi. Rimasterizzazione per lo meno dei primi 10 album, e pubblicazione degli inediti, a cominciare dal caso più clamoroso, cioè la versione originale di Extraloveable, inedita dal 1982 ma diventata oggetto di culto anche a causa delle numerose cover che ne sono state fatte. Dopodiché ben venga il disco nuovo e magari un tour vero e proprio. Le 3rdeyegirl dal vivo spaccano, sono giovani, meritano più visibilità.

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  3. a proposito del disco nuovo , ma quando uscirà ? tra l’altro nell’ultimo biennio sarà uscita almeno una dozzina di pezzi nuovi , spero che ben pochi rientrino nel nuovo progetto , altrimenti si limiterebbe a una compilation degli ultimi singoli

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  4. il nostro è un grande anche nel far passare l’entusiasmo per l’uscita di un nuovo album; è talmente tanto che si aspetta questo plectrum electrum che quel “fuoco sacro” che avevo fino a poco tempo si stà piano piano trasformando in una certa noia e indifferenza per l’evento…insomma, se lo vuoi far uscire fallo uscire…ma magari è solo una fase.

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