Tribute, il bell’esordio di John Newman

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Il potere del Soul e dell’R&B. Potrebbe essere questo il perfetto titolo di un ipotetico articolo che racconta come questa musica abbia ancora la capacità di condizionare ed influenzare le giovanissime generazioni di cantanti. John Newman è uno di questi illuminati che, pur essendo nato solo ventitré anni fa, ha avuto la capacità di assimilare e probabilmente la fortuna di innamorarsi di questo genere a tal punto da farlo suo, riuscendo ad elaborarlo con intelligenza e genialità per proporlo in chiave moderna.

John Newman ringrazia tutti, tutti quelli che hanno ispirato il suo suono e lo hanno motivato, partendo da artisti come Ray Charles e Nina Simone per poi passare da Jimi Hendrix sino ad arrivare a Fatboy Slim e Adele. Un elenco di artisti e cantanti che riempie il minuto e mezzo che fa da introduzione a Tribute, il suo album d’esordio. Solo questa presentazione ci ha convinto, o perlomeno ci ha affascinato ancora prima di ascoltare tutte e quante le canzoni.

Per la sua giovane età si potrebbe pensare all’ennesimo prodotto discografico costruito dai talent, ed invece non è il suo caso. Lui ha cominciato a suonare per passione e, dopo essersi trasferito a Londra – dove inizia una breve ma intensa esperienza fatta di piccoli live e di serate come dj, riesce ad ottenere un contratto con la Island Records. Da lì una collaborazione lo scorso anno con il duo londinese drum & bass Rudimental per Feel the Love, con il quale ottengono un buon successo, per poi arrivare a maggio di quest’anno quando pubblica il suo primo singolo, quel Love Me Again con quel suo ritornello indelebile che gli ha permesso di riscuotere consensi in tutta Europa, e non solo. Il brano, pur non raggiunge il livello da tormentone estivo, è comunque scelto per uno spot pubblicitario, e questo, nel bene o nel male significa aver raggiunto il top.

L’impatto creato da Tribute è travolgente. Tutti i brani trasmettono energia e vigore. Un buon lavoro con sonorità ampie che vedono una sorta di fusione tra il più classico soul con cori, archi e l’immancabile pianoforte e il neo-soul più recente con i suoi ritmi impostati e le continue alternanze in crescendo. In questo, ad impreziosire il tutto, troviamo la splendida voce, che pur limitata nel raggiungere le note acute, risulta all’ascolto una voce prestante, piena e roca quasi da fumatore incallito, tanto da essere ormai diventata riconoscibilissima come il suo folto ciuffo striato con tonalità bionde.

L’unico difetto che gli si può riconoscere è che il disco si snoda su un tracciato forse un tantino prevedibile, non ci sono grandi sorprese e forse, sotto alcuni aspetti, è meglio così, perché quando si arriva al successo solo per una canzone, poi tutto e più complicato. Qui invece non ci sono brani che si differenziano a discapito di altri. Sembra predominare il motto “tutti per uno e uno per tutti”, con un risultato finale eccezionale.

Cheating, modellata alla perfezione da cori e fiati e Losing Sleep – dove la voce di Newman sembra commemorare quella di “un certo” Otis Redding – sono i singoli perfetti per continuare a spingere e promuovere un disco che ci accompagnerà sicuramente anche per i mesi invernali. Abbiamo poi Try, sostenuta da un pianoforte dalle intense sonorità dance house di inizio anni ’90, mentre per Running John Newman sembra aver chiesto suggerimenti ad Emeli Sandé. Suoni più delicati arrivano con All I Need Is You con i suoi colori gospel, dalla bellissima Gold Dust ma soprattutto da Down the Line e Out of My Head, due ballate soul tutto pianoforte, archi e voce.

Tribute è una raccolta di undici brani scritti e prodotti da un artista che non emula o scimmiotta i suoi idoli. Lui ne segue le orme, prende ispirazione e crea musica. Con queste credenziali il cammino del suo successo sembra essere ormai tracciato, nella speranza che non si perda per strada come spesso accade alle giovani speranze. Non ci sembra il tipo. La nostra opinione è che il ragazzo è pronto a conquistarsi il suo giusto riconoscimento nel mondo discografico. Per ora sembra averlo trovato sicuramente nelle classifiche di vendita UK visto che si è permesso il lusso di rubare al suo debutto la prima posizione ad artisti del calibro di Pearl Jam e Paul McCartney. E scusate se è poco!

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