Seal – Soul

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Music Review Seal

1. A change is gonna come   (Sam Cooke)
2. I can’t stand the rain   (Ann Pebbles)
3. It’s a man’s man’s man’s world   (James Brown)
4. I’ve been loving you too long   (Otis Redding)
5. Here I am (Come and take me)    (Al Green)
6. If you don’t know me by now    (Harold Melvin and the Blue Notes)
7. Knock on wood    (Eddie Floyd)
8. It’s alright    (Impressions)
9. I’m still in love with you    (Al Green)
10. Free    (Deniece Williams)
11. Stand by Me    (Ben E. King)
12. People get ready    (Impressions)

Ne sono passati di anni da quando Seal si fece notare cantando “Killer” (Guarda il video originale) sulla base musicale prodotta dell’artista techno Adamski. Era il 1990 e da allora il cambiamento è stato notevole ma la voce di Seal è di quelle che affascinano e incantano.
In questo nuovo disco Seal decide di confrontarsi con dei classici del soul e qualunque motivazione ci sia dietro a questa scelta di riproporsi al grande pubblico cantando delle cover e non nuove canzoni, è interessante sentirlo alla prova con pezzi di Sam Cooke, James Brown o Al Green.

Come primo singolo è stata scelta “A Change Is Gonna Come” di Sam Cooke

Versione di Seal

Versione originale di Sam Cooke

Ho un ricordo particolare dell’album “Seal II” del 1994. La cassettina era sempre nell’autoradio, diventando così la colonna sonora del viaggio organizzato nell’estate di quell’ anno.

Per i nostalgici ecco i video di successi come “Crazy“, “Prayer for the Dying” e “Kiss From a Rose

Discografia:

1991 – Seal
1994 – Seal II
1998 – Human Being
2003 – Seal IV
2005 – Seal Best 1991-2004
2007 – System
2008 – Soul

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5 comments

  1. ottime cover, perfette per la sua voce e il suo carisma… ma mannaggia quanta nostalgia per l’epoca killer!!!!!
    Kiss from a rose è semplicemente unica, e personalmente parlando indimenticabile!

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  2. credo che dietro la scelta di cimentarsi in un disco di cover ci sia il bisogno di riconquistare parte del pubblico perso con gli ultimi lavori. SYSTEM non è certo un disco pessimo ma non era il disco per Seal soprattutto se pubblicato quando ancora “Jump” e “Sorry” risuonavano nelle orecchie di molti e la produzione di Stuart Price diceva ai più se non a tutti che il nuovo lavoro di Seal sarebbe stata la copia sbiadita di CONFESSIONS ON A DANCEFLOOR.
    per far dimenticare quello che è stato diciamocelo in faccia un vero e proprio scivolone (imbarazzante il duetto con la moglie che nemmeno la splendida voce del nostro è riuscito a sollevare una spanna più in là di “Vattene Amore”) la carta migliore era recuperare le radici Soul di un cantante che si chiama Seal.
    il disco affascina perché comunque è sincero seppur calcolato. SOUL riconcilia Seal al suo pubblico, quello più sincero, quello innamorato della sua voce (quella di KISS FROM A ROSE e di tanti altri brani meno noti ma non per questo meno intensi).

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  3. La scelta delle cover comunque rende poca giustizia ad un artista importante come Seal. I fatto di sottolineare l’uscita del suo nuovo disco è per me più un fatto di rispetto per un artista che negli ultimi anni è rimasto nell’ombra e che invece dovrebbe avere più visibilità.

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  4. beh, se un valido artista riesce a rivisitare in maniera ottimale dei buoni pezzi ben venga un album di cover, indipendentemente dalla motivazione per cui lo produce.

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