Soup With Prince

 

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Non si può definire un’intervista ma in questo periodo di magra, è meglio di niente.
Prince riceve nella sua casa stile italo-mediterranea il giornalista del The New Yorker.
Ormai da più di un anno ha abbandonando Minneapolis, la sua città natale, per trasferirsi a Beverly Park, Los Angeles, in una zona residenziale privata protetta da cancelli e muri, frequentata da persone appartenenti a ceti medio-alti.
I motivi del trasloco sono spiegati in questo articolo dove coglie l’occasione di parlare oltre che di religione anche delle poesie scritte sul libro “21 Nights”, della sua casa, di questione sociali come l’aborto e di fan che campeggiavano davanti a Pasley Park solo per essere visti da Prince.

Fonte:

Articolo completo newyorker.com

Housequake.com

 

 

5 pensieri su “Soup With Prince

  1. …non si può definire un’intervista, ma quasi non si può definire Prince! ripenso ai suoi eccessi, alla voglia di ribaltare tutto, di essere il tutto… le sue idee che ritrovavo nelle mie, la sua rabbia che era anche la mia, quello che era e in cui mi ritrovavo, quello che faceva e condividevo… Poi sono cresciuta, cambiata e la vita mi ha ferito tanto, forse troppo, sicuramente ingiustamente… Così oggi mi ritrovo diversa, ma non rinnego niente, anzi ho un po’ di maninconia per quello che riuscivo ad essere e non sono più. E ancora mi ritrovo in lui…

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  2. Ho sempre visto Prince come un trasgressivo sia come personaggio sia come musicista.
    Adesso quando leggo dichiarazioni simili a queste penso proprio che la sua più grande trasgressione sia la sua “normalità”, più o meno accettabile, ma perlomeno non gonfiata come per alcune superstar.

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  3. Sarà che son donna e quindi curiosa, sarà che non mi basta “l’esteriore” per apprezzare e giudicare le persone, sarà che istintivamente riduco tutto (e tutti eheheh) ai minimi termini… ma se al Mr togliamo tacchi, fronzoli, lusso, trucco e parrucco ci troviamo di fronte un nanetto dalla vita familiare e sentimentale abbastanza devastata. Penso che la sua trasgressività sia proprio il modo in cui ha affrontato la “normalità” della sua vita (tenendo come parametro il contesto in cui è nato). Intelligente, intuitivo e faccia di bronzo quale è, si è giocato al meglio le (poche) carte che aveva in mano e… e il resto è storia! Sia chiaro, non lo sto sminuendo ANZI! La sfacciataggine spesso nasconde la timidezza, l’iper-attività la rabbia, i cambiamenti repentini l’insicurezza…

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  4. ..ma poi c’è il suo io che vien fuori dai testi, dalle sonorità, dai suoi sguardi: sì mi piace vederlo umanamente normale!
    Ma questa è chiaramente una mia opinione.
    Azz! Ti sto monopolizzando il blog! Mi auto stoppo se no scrivo un poema!!!!

    “…ci vuole una vita per capire una vita, i turisti ci passano solo attraverso…” PRN.

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  5. Nessun problema di monopolio.

    La vita privata di un artista deve essere svincolata da quell’artistica.
    Alcuni personaggi si conoscono solo per sentito dire attraverso le notizie di quotidiani, magazine e TG. Le interviste possono essere mal trascritte oppure mal interpretate.
    Se non la pensassi così tanti personaggi che apprezzo artisticamente perderebbero la mia stima.
    Mi accontento della loro musica.

    SimoneNiga

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