La traduzione dell’intervista di Prince al “Het Nieuwsblad”

Quella che segue è un “tentativo” di traduzione dell’intervista fatta a Prince da Hans-Maarten Post e pubblicata sul quotidiano “Het Nieuwsblad”. Per chi volesse leggere l’articolo completo vi rimando al link di MoQuake.com
Fonte:
http://www.moquake.com/forum/viewtopic.php?f=2&t=364&sid=219dfa37954eb8a3080ec6dc496b19ba
 
 
“Se vuole intervistare Prince deve essere a Minneapolis domani, altrimenti nulla”. Niente foto, registratore o cellulare durante l’intervista. Stravaganze che solo un’icona come Prince può permettersi di chiedere. Sono rare le interviste che concede ed è inutile stare a contestare o chiedere spiegazioni. Bisogna approfittare dell’occasione. Ed è quello che ho fatto. Parto per Minneapolis immediatamente.
E’ Shelby, una della corista di Prince, che mi accompagna agli studi di Paisley Park dove ho la possibilità di parlare con l’artista.
L’accoglienza è informale.  Nessun dirigente o intermediario. Una semplice stretta di mano con un saluto di benvenuto. Prima di iniziare Prince mi propone di ascoltare il nuovo cd “20TEN”. Con la cuffia sulle orecchie evito di prendere appunti e mi tuffo nell’ascolto dei brani. La musica è ottima, migliore rispetto a quella che mi immaginavo e che ho ascoltato nei suoi ultimi album. Ho l’istinto di ballare, ma ho paura che Prince mi stia spiando per osservare la mia reazione. Nel bel mezzo dell’ascolto vengo interrotto da Shelby che mi accompagna in un’altra sala dove Prince improvvisa alcuni vecchi successi, seduto davanti al pianoforte. “Cosa vuoi ascoltare” mi chiede. “Sometimes it snows in April” è la risposta.
Iniziamo a parlare serenamente, senza nessun problema, con calma e tranquillità. Alla domanda del perché di questo tour in Europa, Prince sembra rispondere con sincerità “Semplicemente perché mi hanno fatto un’offerta che non potevo rifiutare”. Evita di rispondere alle mie domande riguardo Michael Jackson ed inizia a discutere della sua musica e di come è stanco di sentirsi dire che il Prince migliore è quello degli anni 80. “La musica è la mia vita. È il mio mestiere. Venite a Werchter il 10 luglio e vi accorgerete di quanto sono cambiato in meglio. Sono diventato un chitarrista migliore. Quando ascolto i miei vecchi dischi, mi vergogno di come suonavo”
Continua ricordando il padre musicista, il primo che gli ha fatto ascoltare Duke Ellington e gli ha insegnato la passione per la musica.
“Sono costantemente impegnato con e per la musica. E’ parte del mio DNA.”
Gli chiedo come mai non ci sono stati altri grandi successi dopo quelli ottenuti negli anni 80. Prince risponde che l’importante è quello che crei e non quello che ottieni. Le hit diventano hit solo perché vengono trasmesse in rotazione continua alla radio. C’è tutto un meccanismo dietro un successo discografico. Questo non gli interessa più.
“La musica che si sente adesso è senza entusiasmo e tutto è preconfezionato, sono poche le cose che mi interessano. Una di queste è la giovane artista Janelle Monae. Fino a quando cantanti come lei continuano a nascere, io non sono preoccupato. Ci sono voluti 15 anni per trovare la mia libertà artistica. “The Most Beautiful Girl In The World” (1995) è stato il mio primo singolo come artista completamente libero”.
“Io cerco di vivere la musica, e quindi la mia vita, nel meglior modo possibile. È Dio che mi indica la direzione da prendere. C’è una pace incredibile nella mia vita adesso e sto cercando di condividerlo con le persone che mi circondano”
La religione e la fede è ciò che controlla la sua vita. Ispirato dal musicista Larry Graham, Prince è diventato un testimone di Geova da ormai 10 anni.Il discorso riprende e si inizia a parlare di internet, lo stesso internet che Prince ha più volte utilizzato per distribuire la sua musica sin dagli anni ’90. Oggi però a suo dire è finito quel periodo, non è più il sistema corretto.
“Internet è finito. Tutti questi computer e gadget digitali che si usano per ascoltare la musica non fanno bene alla musica stessa. Ci riempiamo la testa con dei numeri. La canzone di un album non sono semplici numero nella track-list. Le canzoni hanno un loro titolo e un autore”. Da qui l’idea di utilizzare i giornali come mezzo di divulgazione. Gli chiedo se per il futuro ha già in mente un nuovo sistema che utilizzerà per distribuire i suoi dischi. “Potrei dirtelo, ma poi dovrei ucciderti!!”
Si muove agilmente tra i corridoi della Paisley Park e sembra non avere nessuno dei problemi alle anche tanto citati in questi ultimi anni. Sembra un ragazzo di vent’anni. Prince senza nessun preavviso mi saluta e si congeda. “Tra poco ho un’altra intervista”.
Ritorno stordito al mio hotel, ma di li a poco ricevo una nuova telefonata da Shelby che mi chiede di ritornare a Paisley Park.
Dopo una breve attesa nel parcheggio, è ancora Prince che mi accoglie facendomi entrare da una porta di servizio. Questa volta ci sediamo in un locale arredato come un night club. Su due schermi giganti si susseguono immagini di un esibizione live di Prince. “E’ il mio concerto al Festival Jazz di Montreux dello scorso anno”. Sui vassoi appoggiati sui tavoli solo acqua, verdura cruda e frutta. Continuiamo a parlare, ma veniamo interrotti dall’arrivo di Bria Valente, che si suppone sia la sua ragazza.
Improvvisamente il principe si arrampica sulla console e si trasforma in VJ. Adesso sugli schermi compaiono delle vecchie registrazioni video del mitico programma televisivo Soul Train, dove i protagonisti sono Marvin Gaye e Sly Stone. Prince diventa una scheggia impazzita. Cerco di stare al suo passo mentre attraversiamo i corridoi di Paisley Park dove le pareti sono decorate da dischi d’oro, fotografie, fiori e c’è anche la mitica moto di Purple Rain. Arriviamo nello studio di registrazione dove inizia ad improvvisare con una tastiera. Lo seguono a ruota le coriste e i musicisti presenti. Anche io mi improvviso batterista e senza rendermene conto inizia a suonare con Prince “Come Together” dei The Beatles.
“Sei licenziato” mi urla con il sorriso sulle labbra. Questo mi riporta alla realtà. L’intervista è finita. Ci salutano con un abbraccio.
Nessuna foto, nessuna voce sul mio nastro, solo una testa piena di ricordi e una bottiglia d’acqua.
Nessuno mi crederà.

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